E Penati lo scarica: «Mai più al tavolo»

Più leghista della Lega. E, infatti, il neo deputato Matteo Salvini gli consegna la tessera del Carroccio. Numero 41.505, socio sostenitore. Il presidente della Provincia Filippo Penati rifiuta garbato («non posso accettarla, sono coerente con il mio percorso politico»), ma non può negare che sul tema dei campi rom le strade comincino a convergere («adesso bisogna risolvere il problema, inutile star lì a rivendicare la primogenitura»). Poi, con tanto di conferenza stampa, consuma lo strappo istituzionale scaricando il prefetto Gian Valerio Lombardi, la cui nomina a commissario straordinario per l’emergenza rom è stata posticipata di qualche giorno. «Solo problemi tecnici», assicura chi è vicino al nuovo ministro dell’Interno Bobo Maroni. Nessun collegamento con l’uscita di ieri, quando il rappresentante del governo a Milano ha sostenuto che bisogna «ridistribuire i rom sul territorio» e che i «campi nomadi a Milano resteranno». Parole che in Provincia non sono proprio piaciute. «Si parte col piede sbagliato - tuona Penati -. Se la missione che il governo intende attribuire al prefetto come commissario straordinario all’emergenza rom è spalmare il problema e scaricarlo ai sindaci, allora bastava un commissario ai traslochi». E torna a mettere in fila i numeri. «Vuol dire che ci teniamo 23mila nomadi e 200 campi? Che mentre collochiamo questi ne arriveranno altre decine di migliaia?». Nemmeno a pensarci. Tanto che la Provincia non ha partecipato ieri e non parteciperà più al Tavolo per l’ordine e la sicurezza convocato in prefettura. «I cittadini comunitari indesiderati e quelli che delinquono vanno immediatamente espulsi. Allontanato chi non è in grado di dimostrare di avere un reddito sufficiente a mantenere sé e la famiglia. E poi chiudere i flussi dalla Romania». Mancano i fondi? «La Provincia ha messo un milione di euro nel fondo speciale per la sicurezza. Si affittino pullman che vadano avanti e indietro per un paio di mesi e riportino a casa i rom che vivono nei campi irregolari. Qui deve rimanere solo chi lavora».