E Pera spiega i suoi dubbi

da Roma

Non dev’essere poi solo casualità che, alla vigilia del referendum francese, esca a cura dell’associazione Magna Carta - che fa capo al presidente del Senato Marcello Pera ed al professor Quagliariello - una lunga e tormentata riflessione sui contenuti del Trattato costituzionale europeo, frutto di un seminario svoltosi qualche mese fa.
E non dev’essere solo casualità se quasi tutti gli intervenuti, da Vassalli a Pitruzzella, da De Vergottini a Zanon, storcono il naso più che impercettibilmente. Vagheggiando un futuro incerto dall’incontro tra la nostra carta costituzionale e quella germogliata a Bruxelles.
Non si tratta di euroscetticismo. Gli è che Giscard e compagnia hanno inzeppato di diritti il testo messo a punto in due anni e mezzo. Non giungendo però - anche perchè non potevano - a fornire una soluzione su chi e come possa far valere tutte queste novità che riguardano gli europei.
Insomma, che sono e come si fanno valere tutti questi nuovi diritti? Chi ne sarà il garante? Saranno migliori o peggiori di quelli attualmente previsti nella penisola? La risposta che il presidente del Senato italiano offre nella prefazione all’analisi è disarmante ma indiscutibile: «Bisogna vedere chi è che decide».
Già. Perchè il testo giscardiano dice tutto ma anche il contrario di tutto. Prevede ad esempio che la Ue rispetti le costituzioni dei singoli Stati membri (art.I-5), ma che poi le subordini al trattato costituzionale europeo (I-6), chiarendo che se contrasti dovessero sorgere comunque l’unica abilitata a decidere è la Corte di Giustizia Europea (III-369). O, ancora, il testo europeo prevede un generico diritto a sposarsi (II-69), mentre la nostra carta fondamentale (art.29) riconosce i diritti della famiglia fondata sul matrimonio.
E ancora - per rimanere ai casi più eclatanti - le norme italiane prevedono che un imputato sia ritenuto innocente sino a condanna definitiva, mentre quelle europee lo dicono tale solo fino a «colpevolezza legalmente provata». Che potrebbe esser anche una sentenza di primo grado.
Si preoccupa dunque Marcello Pera. Specie della possibilità d’espansione della via giudiziaria rispetto a quella politica. Vede un braccio di ferro in arrivo e dunque non si sente affatto rassicurato.
Pera vorrebbe - e lo si legge tra le righe della sua introduzione - che cessasse il fatuo dibattito tra euroentusiasti ed euroscettici affinchè si affrontasse il vero nocciolo della questione: stabilire fin d’ora come ci si debba attrezzare. Decidere chi è che dovrà decidere quando i due sistemi verranno a scontrarsi. Ma davanti si ritrova al momento solo un italianissimo ma sconsolante «chi vivrà, vedrà».

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