E la piazza incita Casini: "Fai pace con Silvio"

Il leader Udc: «Molti mi hanno detto che non voteranno più Unione». Mastella: «Solo il mio partito è proletario: difendo la prole» Applausi e complimenti per Gianfranco Fini

Roma - Una bimbetta s’impegna affinché Clemente Mastella riceva il messaggio che ha vergato su un foglio di quaderno di terza elementare: «Ogni persona conta, ogni bambino è un dono, e la famiglia è un bene prezioso». «Bellissimo, giusto», esclama il ministro riponendo il foglio in tasca, mentre con la moglie Sandra, presidente del parlamentino campano, e il lungo seguito dell’Udeur fende la folla stringendo mani, distribuendo sorrisi e calde parole, coi giovani del suo partito che trascinano nella piazza una torta nuziale di tre metri con Barbie e Ken in cima come sposi. «Ha ragione la bambina», rincara Mastella, «questa è la festa della famiglia vera, non è la solita manifestazione politica, qui ci sono le carrozzine e i palloncini. E noi, ora che la sinistra non difende più la prole, siamo l’unico partito davvero proletario».
Son rari, i politici che ieri hanno «rotto gli argini» e disobbedendo agli organizzatori del Family day han varcato i confini del recinto riservato ai vip, per andar tra la gente comune. A parte Gianfranco Fini, che è giunto sotto il palco da via Emanuele Filiberto invece che dal percorso obbligato e che ci ha messo mezz’ora per attraversare la piazza già colma salutato anch’egli con calore - «bravo, a venire qui tra noi» lo incitavano - Mastella, appunto. Il cui esempio è stato immediatamente seguito da Pier Ferdinando Casini, che non ha voluto esser da meno. Calore e afrore anche per lui, ci mancherebbe. «Fa pace con Berlusconi!», lo esortavano sorridendo e accarezzandolo come la Madonna pellegrina. Gasatissimo, il leader dell’Udc, «questa è una piazza di centrodestra» commentava, «ne ho incontrati molti che mi hanno detto di aver votato Ulivo e che non lo faranno più».
San Giovanni divide (non avrete dimenticato il 2 dicembre), San Giovanni riunisce: dipende da chi organizza la manifestazione, ovviamente. Ma non dev’essere un caso che ieri i partiti al gran completo fossero proprio l’Udc e l’Udeur. Massiccia presenza di Forza Italia: da Marcello Pera, Beppe Pisanu, Enrico La Loggia sino ad Angelo Sanza e Antonio Tajani, Elisabetta Gardini e Valentina Aprea, Gaetano Quagliariello, Stefania Craxi e Maurizio Sacconi, il sindaco Letizia Moratti e il governatore Roberto Formigoni con gonfalone regionale; per non dire di Sandro Bondi che ha abbracciato Casini con gioia dei fotografi. E di An ovviamente: da Maurizio Gasparri, Mirko Tremaglia, Gianni Alemanno sino al sindaco Vincenzo Zaccheo e Daniela Santanché. Almeno mezzo Parlamento di centrodestra era lì sotto ad ascoltare i canti e i comizi di Povia e Savino Pezzotta. Più che significativa la rappresentanza della Margherita, col ministro Beppe Fioroni, Enzo Carra, Silvia Costa, Nicodemo Oliverio, Paola Binetti. Pur se un cartello innalzato oltre le transenne dei potenti, certamente condiviso dagli organizzatori, recitava: «Più famiglia meno politici».
Ma l’orgoglio democristiano, nello «spazio panda» riservato ai politici, è esploso all’arrivo di Giulio Andreotti, fatto accomodare su una sedia mentre sorrideva soddisfatto che «dai tempi dell’Azione cattolica» - 1948 circa e scontro col fronte popolare per intenderci - non vedeva «una manifestazione così grande». Tutti in fila a omaggiare il grande vegliardo, da Carlo Giovanardi a Giovanni Prandini, da Lillo Mannino a Mauro Fabris, da Nino Cristofori a Mario Baccini sino al governatore Totò Cuffaro che vantava coi giornalisti: «Dalla Sicilia abbiamo portato 130 pullman». Un dato, colpiva: Navicella alla mano, erano tutti presenti i parlamentari dell’Udc e dell’Udeur.
Che siano i più preoccupati, per l’operazione politica che potrebbe scaturire dalla manifestazione di San Giovanni in vista delle elezioni europee? Un «partito della famiglia» da affidare a Pezzotta, che funga da calamita e mosca cocchiera per le formazioni politiche cattoliche che su questa storia si son rivelati non proprio dei crociati, è tutt’altro che fantapolitica. Ma sorprendenti sono le reazioni a questa ipotesi. «Noi siamo pronti», risponde il mastelliano Fabris, «come per gli scout, estote parati». Anche il braccio destro di Casini è tranquillo: «Ci siamo già noi, andiamo benissimo». Solo Fioroni, appare disincantato: «Questa è una piazza di cattolici, apostolici e romani. Non danno molto retta ai politici, e scelgono con la propria testa. Anche a me del resto, da ragazzino hanno insegnato: fa come il prete dice, non fare come il prete fa. È una regola che ben s’addice anche in questo recinto».