E Piero inventa il controfestival allineato

Chiambretti co-presentatore al fianco del mattatore: a 51 anni vuole smettere i panni del guastatore, ma giocherà in contropiede con Pippo il cerimoniere. Tutti lo vogliono ma lui preferisce divertirsi a fare "Markette"

Milano - Va bene tutto ma a cinquantuno anni, quasi cinquantadue, perché mai uno dovrebbe continuare a fare il buffone per tutta la vita? Piero Chiambretti se lo deve essere chiesto, ogni tanto gli piace giocare ma sa fare altro, diciamolo. Al di là della nuova edizione di Markette eccolo rispuntare sul favoloso palcoscenico dell’Ariston, non più giullare, non più il cretino che viene avanti ma co-autore, co-presentatore, co di altre cose nel vero co-ntrofestival, all’insaputa dello stesso festival. Del resto come possono andare d’accordo due tipi come Baudo e Chiambretti resta un mistero glorioso che soltanto le telecamere possono combinare, svelare e l’audience, poi, confortare (eventualmente).

Ma oltre lo schermo la realtà è un’altra, non proprio opposta comunque diversa. Pippobaudo è una parola sola, ogni volta con lui va bene la prima, può decidere di leggere anche l’orario ferroviario come Benigni fa con Dante e si direbbe che l’idea è interessante, la migliore battuta sul Fenomeno l’ha creata Rosario Fiorello: «Anche a scuola, al momento dell’appello, Pippo rispondeva: Presento»!. Nel caso del coautore, copresentatore, la situazione è differente: Piero è una cosa, Chiambretti un’altra, co-esistono, con-vivono ma è arrivato il tempo di decidere che cosa fare da grandi. Il festival è una trappola bastarda, pensi di avere delle idee ma devi fare i conti con chi ritiene di averne depositato il copyright, anche se non è vero affatto, pensi di poter cambiare ma ti accorgi che quella è la macchina e, a volte, meglio l’usato sicuro di certi prototipi. Chiambretti dunque risbarca sulla Rai ma non più scaricato dagli scafisti, a La7 ha messo su casa, là si diverte e lavora, può fare e disfare. Dicono che gradirebbe un condono, l’ampliamento della dimora, in verità, come gli è accaduto nelle faccende amorose, meglio non impegnarsi troppo, meglio giurare fedeltà ma restando indipendenti. Ecco perché nonostante Rai, Del Noce, lo stesso Baudo gli ronzino attorno come api con il miele Chiambretti preferisce fare Piero ben sapendo che Piero può benissimo fare Chiambretti. Il festival lo ribadirà. Non più le gags fine a se stesse, non più il giullare di corte per tenere sveglio un locale da madame Tussaud, nemmeno Pierino la peste che comunque deve fare casino altrimenti non sarebbe simpatico. No, stavolta, con una certa fatica, quasi una violenza rispetto alle sue libere passioni, Piero Chiambretti proverà a essere come Pippobaudo, una parola sola. Questo non significa affatto che abbandonerà battute, colpi di scena, provocazioni ma ci sarà dell’altro, un po’ di polpa non di pulp, con l’incertezza però di non poter andare fino in fondo. Non tanto perché Sanremo è Sanremo ma perché Pippobaudo è Pippobaudo e, dunque, finché c’è Lui, con la elle maiuscola come i centimetri dell’altezza, meglio non rischiare. Ma nemmeno restare al guinzaglio, scodinzolando per far contento il padrone che ti assicura l’osso nella ciotola. Un doppio festival, un controfestival, dunque, un’idea questa davvero singolare e genuina, un progetto che non ha bisogno di essere precotto, preconfezionato. Una formula che in televisione spesso ha portato a risvolti clamorosi, anche imbarazzanti, come nel caso recente di Bongiorno-Goggi a Miss Italia. Non sarà questo il caso, Pippobaudo ha il suo bacino di utenza, va per ogni mare. Chiambretti navigherà a vista, impossibile affondarlo, a meno che non decida di naufragare da solo.