E Di Pietro cavalca l'onda della sentenza: "Berlusconi deve dimettersi"

"Voglio dire e ribadire che non c’entra niente né la politica, né giudici comunisti, né
stampa comunista, all’epoca c’erano due imprenditori in ascesa". Così il leader dell'Idv commenta la sentenza sul lodo Fininvest e poi invita il premier a dimettersi

"Quel che è scandaloso non è la sentenza di oggi e nemmeno quella con la quale è stato condannato il giudice Metta, ma la sentenza del giudice Metta che ha dato ragione a chi ha torto e torto a chi aveva ragione perché si è fatto corrompere da collaboratori del gruppo Berlusconi". È la premessa che dalla sua masseria di Montenero di Bisaccia fa Antonio Di Pietro, presidente nazionale dell’Italia dei valori, nel commentare la sentenza con la quale il gruppo Fininvest è stato condannato a versare 560 milioni al gruppo di De Benedetti, invocando le dimissioni del premier. "Voglio dire e ribadire che non c’entra niente né la politica, né giudici comunisti, né stampa comunista, all’epoca c’erano due imprenditori in ascesa: il gruppo Berlusconi e il gruppo De Benedetti. Cercavano - dice - di fare l’affare tutti e due, Berlusconi lo ha fatto andando dal giudice che doveva fare la sentenza e decidere a chi dare la Mondadori, corrompendo il giudice".

Per Di Pietro non c’è nulla di più squallido di tutto questo. "Da questa vicenda dobbiamo rilevare che solo in Italia che nel giorno della condanna per avere truccato le carte e corrotto un giudice, quella persona che ora fa il presidente del Consiglio, adesso non si dimette sentendo il dovere di farlo. È un’anomalia tutta italiana". Anche perché spiega il leader dell’Idv "da parte dei cittadini non c’è più fiducia nell’affidargli le chiavi del governo dopo che si è preso atto che si compra anche le chiavi delle sentenze".