E Di Pietro mette le mani su gran parte del tesoretto

Roma - Un decreto fantasma. È quello che distribuirà il “tesoretto” da 6 miliardi di euro, recuperati dall’aumento del deficit di quest’anno dal 2,1 al 2,5% del Pil. Dell’ammontare complessivo, il 75% non andrà a sostegno delle fasce meno fortunate della popolazione; pensionati in testa. Nei fatti, 4,5 miliardi andranno agli investimenti, riferisce Antonio Di Pietro; sottoforma di finanziamenti Anas ed Fs. «Fatti non parole», sottolinea il ministro. Insomma, il governo rifinanzia i cantieri nel 2007, dopo aver accusato l’esecutivo precedente di aver lasciato senza risorse le infrastrutture nel 2006.
E per riuscirci, utilizza i due terzi del “tesoretto”. Ai pensionati andranno 900 milioni, il 15% dell’intero ammontare. Ma come verranno divisi ancora non è noto. La prossima settimana sono previsti tavoli tecnici con le parti sociali per definire la divisione.
Il restante 10% del “tesoretto” andrà - ricorda Enrico Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio - a sostegno della Ricerca, del Servizio civile, della lotta all’Aids. Nella sostanza, il provvedimento serve per correggere alcuni tagli della Finanziaria introdotti con il comma 507, e che aveva ridotto in modo orizzontale una serie di spese dei ministeri.
Il Consiglio dei ministri che lo ha varato, poi, approva anche un emendamento da apportare al provvedimento. Riguarda l’emergenza sfratti. E verrà presentato dal governo durante l’iter parlamentare del decreto legge. Senza contare che proprio il Quirinale aveva invitato il governo a contenere l’emendabilità dei decreti legge.
Per il provvedimento, a questo punto, inizia una corsa contro il tempo. Il Parlamento ha un mese di tempo per convertirlo in legge prima della pausa estiva. Ed è assai probabile che il governo ricorra al voto di fiducia per farlo approvare in tempo. Palazzo Chigi, infatti, avrebbe preferito che le misure che contiene facessero parte di un disegno di legge; anche Padoa-Schioppa condivideva quest’impostazione: almeno finquando non c’era il definitivo via libera da Bruxelles a utilizzare l’extragettito non in riduzione del deficit, ma per finanziare nuova spesa pubblica. Invece, nella scelta del decreto ha vinto l’ala estrema della maggioranza che voleva un segnale di svolta. E con essa Di Pietro che ha incassato i due terzi del “tesoretto”.