E Di Pietro ripete la filastrocca del «fascismo»

RomaEccola lì la sinistra, già pronta a compulsare In caso di golpe, l’abbecedario della guerriglia urbana pubblicato nel ’75 in piena lotta armata scopiazzando un manuale dell’esercito svizzero. Alle parole di Berlusconi, infatti, l’opposizione non reagisce con le proposte, ma insultando il presidente del Consiglio e invitando le masse alla rivolta.
Nella gara alla denigrazione vince per distacco l’Italia dei valori. «La deriva populista di Berlusconi è sempre più evidente, ormai parla come un caudillo sudamericano», ha arguito Massimo Donadi. L’europarlamentare ed ex magistrato Luigi De Magistris ha optato per l’interpretazione paranazista. «Berlusconi parla come l’Hitler del putsch di Monaco e mina la credibilità del nostro Paese all’estero, offendendo gli italiani», ha dichiarato.
Il leader del giustizialismo tricolore, Antonio Di Pietro, propende invece per una lettura mussoliniana. «Il presidente del Consiglio sta stracciando la Carta costituzionale, prima rendendo inutile il ruolo del Parlamento e ora volendo abrogare anche la Corte costituzionale. Se non è dittatura questa, cos’altro deve succedere in Italia per avere il ritorno del fascismo? L’olio di ricino?», si è interrogato con toni allarmistici. Per un partito che in Parlamento traduce (non sempre in italiano purissimo) i teoremi delle procure, è sacrilego ipotizzare che il potere giudiziario possa accanirsi «politicamente» contro un premier regolarmente eletto.
Puntualmente scavalcati anche i «sinceri democratici» della sinistra radicale. Di Pietro e i suoi hanno battuto sul tempo i comunisti alla Diliberto («è il momento di chiamare a raccolta tutti gli uomini e le donne fedeli alla Costituzione»), i verdi alla Bonelli («subito un Comitato di liberazione nazionale per difendere la Costituzione dal nuovo Pinochet»). E persino i vecchi partigiani dell’Anpi che hanno sbandierato la «protesta di tutti gli antifascisti e democratici».
La «bocciofila» del Pd non si è astenuta dalla lotta. Archiviata la vocazione riformista, ha agitato lo spettro della piazza, giusto per non farsi sorpassare a sinistra dai dipietristi.
«Berlusconi evidentemente allude a una Repubblica non costituzionale. Ci dica dove vuole portarci ma noi non andremo dove vuole andare lui», ha osservato il segretario Bersani che ne ha approfittato per rilanciare la mobilitazione del partito simbolicamente denominata «Mille piazze». Per Fassino e Anna Finocchiaro è «indecente», mentre per il patriottico vicesegretario Letta Berlusconi è un «antitaliano». Mentre il riformista Violante ha rilevato che Berlusconi «distrugge lo Stato» utilizzando il modello «della Russia di Putin o della Bielorussia di Lukaschenko» dove la Corte costituzionale non esiste.
L’unico a ottenere una risposta del governo, però, è stato lo scrittore e promotore di appelli Roberto Saviano. «Non credo che gli italiani permetteranno il cambiamento della Costituzione», ha detto. «Ma va a ciapà i rat», la replica del viceministro Castelli, esasperato dalle quotidiane lezioni di democrazia a senso unico.