E la platea di Cernobbio bocciò il Professore

Garbi, amministratore delegato di Mts: «Il presidente del Consiglio si è confermato grande comunicatore». E il presidente di Netsystem: «In Italia nemmeno Gandhi potrebbe mantenere la pazienza»

Stefano Filippi

da Milano

Gianluca Garbi usa la metafora calcistica: «Berlusconi batte Prodi 1-0». L'amministratore delegato di Mts, il primo mercato telematico europeo per i titoli di Stato, domenica era seduto a Cernobbio nella sala di Villa D'Este dove i due leader politici hanno parlato al «salotto buono» della finanza e dell'imprenditoria italiana. Prima il Professore, poi il Cavaliere. Un'opportunità davvero unica, ascoltare i rivali delle prossime elezioni e metterli a confronto. Garbi, un manager che fu consulente di Carlo Azeglio Ciampi al ministero del Tesoro, non ha dubbi: «Il presidente del Consiglio ha comunicato molto meglio di Prodi. È apparso deciso, non fumoso, incisivo. Il grande comunicatore di una volta».
Quella di Garbi non è una sensazione isolata. Domenica il premier ha colpito l'intera platea di imprenditori. «Tranne un accenno nel finale, non ha parlato di comunismo e faccende simili, ma di cose concrete», osserva Arturo Artom, presidente di Netsystem. «Berlusconi ha ragione, gli hanno messo troppi ostacoli mentre un governo dovrebbe poter operare e poi essere giudicato dalle urne», incalza Ettore Riello, numero uno dell'omonima industria dei bruciatori. «Ha fatto più riforme di Prodi ed è stato più efficace anche all'estero», commenta Adolfo Guzzini. Francesco Casoli, presidente degli industriali di Ancona, apprezza la simpatia di Berlusconi: «Le sue battute hanno stemperato le tensioni, un po' di buonumore non fa male al clima politico ed economico». E anche un imprenditore ormai votato alla politica e non schierato con il centrodestra come il torrefattore Riccardo Illy, presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, ammette: «Berlusconi ci ha spiegato la difficoltà di fare le riforme».
E Prodi? Pollice verso. «Doveva essere in una giornata no, non mi è sembrato in grande forma, è un personaggio che non infonde energia», sintetizza Casoli. «Ha perso questo round, la cultura del fare di Berlusconi ha saputo toccare le corde degli imprenditori», aggiunge Artom. Ma la questione non è soltanto lo scarso carisma. «Ha forti difficoltà a esprimersi con convinzione, ma soprattutto non ho ancora capito quale sia il suo bacino di riferimento», nota Riello. Guzzini, che pure riconosce l'esperienza internazionale del leader del centrosinistra, teme l'opposizione dei Verdi alle grandi infrastrutture. Anche Matteo Marzotto, erede della dinastia tessile e timoniere di Valentino, è scettico sulla capacità del professore bolognese di fare squadra.
Prodi ha annunciato un drastico programma fatto di riforme nei primi cento giorni. Berlusconi ha invece elencato, oltre ai successi conseguiti, anche l'infinità di inciampi che l'hanno ostacolato. È questo che gli industriali apprezzano, perché sono gli stessi intralci che incontrano ogni giorno nella loro attività. «Non voglio dare giudizi politici - premette Casoli, titolare a Fabriano della Elica (leader mondiale nella produzione di cappe per camini) -. Tuttavia Berlusconi ha ragione quando spiega la rigidità della burocrazia che asfissia il sistema politico-decisionale e di riflesso quello economico-industriale. Così non si fa nessuna delle riforme che tutti auspichiamo. Onestamente ci piacerebbe capire cosa farà Prodi quando si troverà di fronte ai problemi istituzionali che hanno legato le mani a questa legislatura».
Ettore Riello porta un esempio personale: «Ho imparato che cos'è il potere di veto quando avevo come soci gli americani della Carlyle. Mi sentivo sempre sulle sabbie mobili. I meccanismi legislativi mettono sgomento. Bisognerebbe abbassare la tensione politica e fare in modo che il governo, qualsiasi colore abbia, sia messo nelle condizioni di agire. Via i paletti e i veti. Poi giudicheranno gli elettori».
«Nemmeno Gandhi potrebbe mantenere la pazienza con questo sistema - dice Artom -. L'Italia dovrebbe andare a votare con una diversa legge elettorale, semplice e comprensibile anche per la casalinga di Voghera. È un miracolo che questa legislatura si concluda soltanto con un rimpastino di governo, ma questo miracolo non si ripeterà, chiunque vinca le elezioni. Perché non si mettono d'accordo per estendere il doppio turno? Con i sindaci o i governatori è un sistema che funziona: taglia le ali estreme, ridimensiona le forze minori e consente a chi vince le elezioni di attuare il programma. Il bipolarismo va rafforzato, a Cernobbio siamo stati orgogliosi di due leader che si confrontano senza demonizzare l'avversario e discutono di fatti concreti in un clima normale. È stata una sensazione piacevole».