E la politica alza barricate

da Roma

E per Telecom venne il giorno dei «guastatori». A Roma come a Milano. Accantonato il problema dello scorporo della rete: l’emendamento al ddl sulla riforma delle Authority che dovrebbe dare maggiori poteri all’Autorità delle comunicazioni forse verrà portato direttamente al Consiglio dei ministri del 20 aprile prossimo; la trattativa entra nel vivo e si confronta con il problema della governance.
Gli avvocati d’affari di At&t stanno discutendo con quelli di Intesa il ruolo che la banca avrà nel futuro cda di Olimpia. Intesa, in nome dell’«italianità» e del supporto politico frutto dell’asse Prodi-Bazoli, chiede di contare di più del possibile 33% di Olimpia che le verrebbe riservato da americani e messicani (il «radicamento nazionale», chiesto da Bersani). Teme, cioè, che di fronte all’alleanza At&t e America Movil, il suo 33% rischi di diventare esclusivamente un investimento finanziario. Per queste ragioni, i suoi uomini stanno cercando anche di ottenere uno «sconto» sul prezzo d’ingresso in Olimpia.
Vale a dire che, anziché spendere i 2,92 euro per azione impegnati dalla cordata d’oltreoceano, Intesa punta ad investire meno. D’altra parte - si sono sentiti dire gli americani dagli uomini d’Intesa - voi pagate una sorta di premio di maggioranza. Noi non facciamo parte di questa maggioranza; quindi, dobbiamo mettere meno. Gli avvocati americani sembrerebbero però irremovibili: se volete sedere al tavolo, dovete entrare con 2,92 euro.
Di fronte a questo apparente «impasse» negoziale, sono scattati i «guastatori». Da Milano un noto studio legale ha fatto circolare la voce che le difficoltà erano determinate dalle richieste di garanzie di At&t sul futuro della rete. In realtà, i negoziatori americani hanno chiarito che la mossa del governo di affidare ad un ddl non ancora calendarizzato in Parlamento le modifiche dei poteri dell’Agcom, era una scelta di non voler intralciare direttamente la trattativa.
E da Roma, per sconsigliare At&t, Antonio Di Pietro ricorda che la rete Telecom ha bisogno di 10 miliardi di investimenti. E gli americani per tutta risposta, gli rispondono: noi siamo pronti a fare la nostra parte e gli altri che vogliono entrare? E si ritorna al negoziato, duro com’è tradizione in acquisizioni di questo tipo, fra americani ed Intesa.