E la politica estera di Prodi incassa il primo fallimento

Il leader della sinistra aveva proposto il dialogo con Hamas Caruso (Prc) prima giustifica gli attentati, poi fa retromarcia

Luca Telese

da Roma

Israele-Italia, le detonazioni dei kamikaze rimbalzano nella politica italiana con effetti a volte devastanti, anche sul rapporto dei diversi rappresentanti dell’Unione con la leadership di Hamas e le sue posizioni oltranziste. Un primo caso si era già verificato dopo l’intervista di Romano Prodi ad Al Jazeera in cui il leader dell’Unione, subito dopo il voto del 9 aprile, si era presentato al mondo arabo giudicando positivamente le «aperture al dialogo» della leadership palestinese. Una frase che aveva suscitato un polverone di critiche in Italia e all’estero, e una serie di dubbi anche tra opinionisti indipendenti come la giornalista e scrittrice Fiamma Nirenstein. Ieri a far discutere è stata una dichiarazione del neo-deputato no global (eletto in Rifondazione comunista) Francesco Caruso. A Francesco Roncone del Corriere della sera, il neoeletto (30 anni, uno dei più giovani) aveva dichiarato: «Io sono da sempre contro l’occupazione militare di Israele, conosco il dramma della popolazione palestinese, e comprendo come l’esasperazione possa portare a utilizzare tutte le forme di lotta estreme». Una frase che illustrata così era apparsa come una forma di giustificazione, e che ieri aveva sollevato riscontri critici, dalle rassegne stampa della mattina (ad esempio a Radio 24).
Così, già nel pomeriggio, Caruso provvedeva a correggere il tiro con un comunicato di precisazione: «Le morti di ieri, a Tel Aviv, non possono che arrecare profonda tristezza e dolore - aveva spiegato in una nota dettata all’Ansa il deputato di Rifondazione - ma altrettante rabbia, dolore e tristezza arreca l'ipocrisia dei paesi occidentali che sembrano accorgersi del dramma del conflitto arabo-israeliano solo dinanzi alle immagini strazianti dell’ennesimo attentato in Israele». E ancora: «I morti purtroppo ci sono tutti i giorni in Palestina nei territori occupati: oltre 100 morti si sono registrati negli ultimi tre mesi, una scia infinita di sangue - continua Caruso -. Mi sembra del tutto banale quantificare il grado di responsabilità dell'una o dell'altra parte. Bisognerebbe piuttosto avere il coraggio di interrogare le nostre coscienze, guardare alle pesanti responsabilità che noi occidentali ci portiamo sulle spalle».
Ieri sera, raggiunto per telefonino dal Giornale, Caruso pronunciava frasi ancora più nette: «Ho dettato la nota perché ho paura di essere equivocato. Per il modo come è stato riportato il mio virgolettato sul Corriere». Quindi non giustifica le azioni dei kamikaze? «Giustificare? Ma quando mai. Sono gesti disperati, di gente esasperata». Esasperati e giustificabili, o esasperati e ingiustificabili? «Ingiustificabili, perché commessi contro civili». Atti che Hamas, però, continua a considerare legittimi, lei dunque non condivide questa linea? «Secondo me Hamas sbaglia. Io condanno tutte le azioni contro i civili. Ma certo se per questo motivo consideriamo Hamas un’organizzazione terrorista, allora dev’essere chiaro che io considero terrorista anche Bush, e le azioni del suo governo che hanno causato tante morti fra i civili». Insomma, per l’Unione la Palestina è un bel rompicapo, così come il rapporto con il suo governo, proprio adesso che è retto da una maggioranza direttamente legata a una organizzazione filoislamica. Mentre il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha scelto la via della solidarietà incondizionata a Israele, inviando un messaggio al premier del governo di Tel Aviv: «Sono profondamente addolorato per il vile attentato che ha nuovamente insanguinato Tel Aviv». E poi: «Saremo sempre al fianco del popolo israeliano nella sua sacrosanta lotta contro il terrorismo, il fanatismo e l’intolleranza».
Di fronte a queste dilemmi una commentatrice come Fiamma Nirenstein, in un’intervista rilasciata a questo giornale dettava una sorta di «decalogo» per testare la buona fede di Hamas. «Dal giorno successivo alle elezioni, Hamas ha lanciato messaggi diversissimi, talvolta smentiti il giorno stesso, per creare un effetto immagine. Io considero discriminante l’accettazione delle tre condizioni poste dalla comunità europea: l’abbandono della lotta armata, il riconoscimento di israele, la condanna di tutti gli attentati compiuti da kamikaze». Una presa di posizione che, come dimostra l’attentato di Tel Aviv di lunedì scorso, né l’organizzazione politica, né l’attuale governo palestinese o qualcuno dei suoi membri hanno ancora preso in considerazione. E che forse ancora oggi resta un punto fermo per valutare la condotta e le aperture dell’attuale governo palestinese.