E a Pomigliano clima pesante: la Fiom minaccia pestaggi alla Fim

I sindacati dovrebbero tutelare i diritti dei lavoratori, ma sempre più spesso accade che si mettano a litigare tra loro. Forti contrapposizioni sono emerse in questi giorni alla Fiat di Pomigliano d’Arco (Napoli), fabbrica che attende di conoscere il suo futuro, con 5.100 addetti in cassa integrazione. «Noi, però, siamo più fortunati di altri - dice Gerardo Giannone (Fim) - perché a fine mese la Fiat ci anticipa la cassa integrazione; e così lo stipendio, anche se decurtato del 30%, è garantito. Il rischio reale è di restare a secco in dicembre a causa dell’atteggiamento della Fiom che non vuole firmare un accordo con l’azienda per il mancato rinnovo di 40 contratti a termine». La Fiom in Campania fa la voce grossa, ma c’è il sospetto secondo alcuni che i suoi rappresentanti vogliano mettersi in luce in vista delle prossime elezioni regionali. «Anche noi vogliamo il rinnovo dei contratti a termine - continua Giannone - ma dobbiamo aprire un altro tavolo per questo, altrimenti rischiamo di perdere tutto». La vicenda ha anche dei lati oscuri. Pare infatti che chi non intende abbracciare la linea dura della Fiom, sia sottoposto a intimidazioni e minacce piuttosto pesanti. Andando oltre le polemiche, a Pomigliano si attende di poter riaprire i battenti. Se la Fiat rispetterà quanto prospettato, ossia di riportare in Campania la produzione della Panda, già tra luglio e settembre gli oltre 5mila dipendenti potrebbero riavere il posto. E magari veder rinnovati anche i contratti a termine.