E il pranzo in famiglia costa 30 euro in più

In media si spenderanno fra i 165 e i 175 euro: tanto che uno su tre ha deciso di rinunciare al cenone. Secondo l’Adoc una famiglia su tre rinuncerà al cenone e si
accontenterà di un "cenino", con meno leccornie e poche esagerazioni. Dal
carovita non si scappa

Il caviale meglio lasciarlo mangiare ai russi ricchi, le ostriche ai francesi e il salmone ai nordici. Gli italiani sono diventati meno esterofili in cucina e per il pranzo di Natale e la cena di Capodanno puntano ai prodotti nostrani: per evitare salassi aggiuntivi dopo i rincari di pane, pasta e di quasi gli alimentari, compreso pandori, panettoni e cotechini. Ma per molti non basterà: secondo l’Adoc una famiglia su tre rinuncerà al cenone e si accontenterà di un «cenino», con meno leccornie e poche esagerazioni.
Dal carovita non si scappa. E per comprare tutto quanto serve ad organizzare un cenone degno di questo nome, ogni famiglia spenderà in media dai 165 ai 175 euro, circa 30 euro in più rispetto l’anno scorso. Diverse le cause dei rincari. Innanzitutto pesano gli aumenti speculativi di pane e pasta che poi si sono estesi a catena su tutti gli alimentari. La ciliegina sulla torta è stata la protesta degli autotrasportatori che ha indotto molti negozi ad arrotondare i prezzi, mai più rientrati nella normalità. Ma cosa consumeranno gli italiani durante le festività? Tanto per cominciare oltre cento milioni di panettoni e pandori. Per Capodanno si metteranno in pentola 8mila tonnellate tra zamponi e cotechini. Non possono mancare anche frutta secca, carne, salumi, formaggi e dolci. Indispensabile la pasta: tra spaghetti, agnolotti e tortellini siamo a circa 20mila tonnellate. Tutto per un costo complessivo di quasi sei miliardi di euro.
I numeri impressionano, ma in realtà, quest’anno la spesa globale degli italiani è calata del 10% rispetto al 2006, mentre sulla scelta dei prodotti non ci sono sorprese: il 33% degli acquisti è dedicato alla carne e al pesce, il 20% ai primi piatti e ancora un 20% ai dolci. Vini e spumanti assorbono un altro 10% (si stapperanno 80 milioni di bottiglie), stessa percentuale viene investita in salumi e formaggi mentre un 7% sarà speso per frutta fresca e secca. Tutto come vuole la tradizione italica.