E il Prc chiede conto al ministro «No all’aumento delle fregate»

«Il rafforzamento militare è sbagliato e non condivisibile»

da Roma

Rifondazione difende l’accordo, vuole il dialogo, ma dice «no» all’aumento dei fondi e delle fregate per Enduring Freedom. Chiede perciò un «chiarimento urgente» con il ministro Arturo Parisi.
Il partito di Franco Giordano teme di finire in un «tritacarne». Una «macchina infernale» che trova ampio risalto sulla stampa e che si compone di una morsa di destra - ieri, per esempio, il «poco dialogante» Parisi - che finisce per potenziare una morsa di sinistra, ovvero l’estremismo pacifista. Due poli che mandano in corto circuito il lavoro svolto da Rifondazione (e Verdi) fin qui e che trovano nel Pdci un «fusibile» - una «variabile indipendente» - per l’intera sinistra radicale. Tanto per dare il polso della situazione, nel primo pomeriggio di ieri il capogruppo al Senato Giovanni Russo Spena esce dalla commissione Difesa parecchio contrariato per la prima parte della relazione svolta dal ministro («Una brutta relazione», commenta). Subito dopo, di concerto con il capogruppo alla Camera, Gennaro Migliore, e con quello dei deputati Verdi, Angelo Bonelli, si provvede a un comunicato congiunto. Ma al Senato invece lo stato dei rapporti non lo consente, perché a Palazzo Madama la capogruppo è la comunista Manuela Palermi, e il barometro tra i «cugini coltelli» resta fisso sul «burrasca».
«Non siamo assolutamente d’accordo con la decisione di potenziare gli aspetti militari della missione in Afghanistan aumentando i finanziamenti per Enduring Freedom, il versante sotto comando Usa della missione e fuori dal mandato Onu - scrivono Prc e Verdi nel comunicato congiunto -. Sarebbe inoltre di particolare gravità che qualsiasi mutamento di ruolo e responsabilità dell’Italia in Enduring Freedom avvenisse senza alcuna discussione in Parlamento...». Russo Spena chiarisce che «il rafforzamento della nostra presenza navale nel Golfo Persico è sbagliato e non condivisibile. L’aumento dei fondi per la Enduring Freedom contrasta con lo spirito e con le lettere dell’accordo sulle missioni raggiunto dalla maggioranza e costituisce un serio ostacolo per la compattezza dell’Unione...». Gli elementi di «discontinuità» ci sono, sottolineano Migliore e Bonelli. Però il governo è chiamato al chiarimento, altrimenti «ci impegneremo per modificare nel corso dell’iter parlamentare gli aspetti negativi del disegno di legge».
Russo Spena, che si trova sul fronte in bilico di Palazzo Madama, dove ci sono i «pacifisti dissidenti», comunque non demorde e continua a sperare che alla fine l’accordo regga. Per questo definisce il momento di difficoltà, con buona dose di fantasia, «compromesso dinamico». La parte buona del decreto di rifinanziamento sta nella «non corrispondenza della missione in Afghanistan alle richieste della Nato». Questo vorrebbe dire, per coerenza, spiega, «niente soldati nel Sud che è teatro di guerra, niente cacciabombardieri Amx, niente fregate militari, che rafforzerebbero Enduring Freedom, ossia la parte militare della missione». Prc, aggiunge ancora il capogruppo, cerca di «spostare l’asse verso la cooperazione», senza seguire l’agenda del governo statunitense, ma magari introducendo nuovi impegni in «teatri drammatici di sofferenza come il Darfur e il Congo».