E un prete voleva boicottare i mondiali

Sacerdote denunciato, istigava a gettare chiodi sulle strade per fermare i ciclisti: «Tutti drogati»

Procure che aprono fascicoli contro ignoti per non farsi «scippare» eventuali inchieste sul doping, e preti che fanno volantinaggio contro i ciclisti dopati e i Mondiali di Varese. Una settimana fa la notizia della procura che aveva deciso di aprire un fascicolo in bianco, per atti relativi alla rassegna iridata: senza ipotesi di reato, né nomi iscritti nel registro degli indagati. «Nessuna criminalizzazione, è solo un'azione preventiva che ho assunto di mia iniziativa, delegando il sostituto Agostino Abate», ha spiegato il procuratore Maurizio Grigo. «Speriamo solo che non ci siano motivi per avviare delle indagini, anzi sono personalmente convinto che tutto filerà per il meglio. Tuttavia è bene cautelarsi».
Intanto l’autorità giudiziaria è dovuta intervenire per placare l’esuberanza di un sacerdote di 68 anni, residente nell’hinterland milanese, che adesso sarà chiamato a rispondere delle accuse «di istigazione a delinquere e procurato allarme». Secondo la polizia, infatti, il sacerdote in questi mesi avrebbe scritto e diffuso volantini anonimi che annunciavano azioni dimostrative per sabotare i Mondiali di ciclismo su strada iniziati ieri con la vittoria di Malori nella crono under 23.
I ciclisti, questa a quanto pare la motivazione degli scritti recapitati anche ad alcuni politici locali, «sono tutti dei drogati». E così l'autore, firmatosi con la sigla Gap, acronimo di Giovani alternativi padani dell'Insubria, si diceva intenzionato a disseminare sul circuito iridato chiodi e puntine, per forare le gomme delle bici o gettare secchiate di vernice sugli atleti. La Digos ha effettuato l’altro ieri una perquisizione domiciliare a casa del religioso, che non ha alcun incarico parrocchiale e che adesso è indagato a piede libero: secondo quanto si è appreso, gli agenti vi hanno trovato gli originali degli scritti. Venuto a conoscenza del problema e di quei volantini, il vicario episcopale di Varese, monsignor Luigi Stucchi, ha espresso «viva preoccupazione», dissociandosi da quanto vi è dichiarato. E ha auspicato che venga fatta al più presto luce su tutta la vicenda e che i Mondiali di Varese siano solo «un momento di festa e sport, per tutti».