E il primo giorno il sito va subito in tilt

Giovane, a maggioranza maschile, con famiglia numerosa e tanto spazio per vivere: era cosi l’Italia nel 1861, il primo censimento dell’Italia appena unita, la prima istantanea di un popolo. Ieri, centocinquanta anni dopo, è partito il quindicesimo censimento, un altro clic, e a marzo 2012, quando verranno diffusi i primi dati, sapremo quanto siamo cambiati. Presumibilmente molto. Il censimento interessa 25 milioni di famiglie ed oltre 61 milioni di cittadini, italiani e stranieri, residenti in 8.092 comuni. C’è anche una guida in 19 lingue per aiutare la compilazione. Fotografare gli italiani non è costato poco: 590 milioni di euro, cioè 10 euro a censito, molto meno di quello che tocca a un americano, 34,4 euro, ma poco più di un inglese, 8,7 euro.
Occhi però che le spese potrebbero lievitare. Chi non ottempera a questo obbligo (fissato da un decreto legislativo del 1989, n. 322) incorre in una sanzione amministrativa che può andare da un minimo di 206 euro ad un massimo di 2.065. Ed è obbligatorio rispondere «correttamente» al questionario ed evitare di fare gli spiritosi.
Le famiglie che risiedono nei Comuni con meno di 20mila abitanti possono restituire il questionario entro il 31 dicembre 2011, quelle fra 20mila e 150mila abitanti entro il 31 gennaio 2012, e quelle con più di 150mila abitanti fino al 29 febbraio 2012. Dal 21 novembre, per chi non ha ancora restituito nulla, scendono in campo i rilevatori comunali. Per la cronaca il questionario, compilabile sia in versione cartacea sia on line, ha due versioni: completa e ridotta. La prima ha 26 domande su famiglia e alloggio e 58 quesiti in ciascun foglio individuale, la seconda 5 domande su famiglia e alloggio e 30 in ciascun foglio individuale.
Per informazioni è attivo dalle 9 alle 19 di tutti i giorni un numero verde gratuito, 800.069.701. Possibile consultare anche il sito: censimentopopolazione.istat.it. Ieri però il web è andato in tilt: in poche ore sono arrivati 500 mila invii via Internet e le proteste di chi ha cercato di adempiere al proprio dovere ma non ci è riuscito per il malfunzionamento del sito. L’Istat ha dovuto scusarsi per i rallentamenti. Ma la confusione era statisticamente probabile...