E il procuratore Bruti Liberati consiglia ai pm le frasi anti-berlusconiane del cardinal Bagnasco

Gesto discutibile del procuratore di Milano: invia una e-mail a tutti i
sostituti di Milano. "Leggete soprattutto i punti 8 e 9", quelli letti
come un attacco a Berlusconi. Il magistrato: "Tratta i problemi della giustizia". Ma è riferito al Rubygate. Il pm Forno aveva criticato i silenzi della Chiesa sui preti pedofili

Milano - Un appoggio in alto, anzi in Altissimo: la Procura di Milano arruola a sostegno delle proprie inchieste nientemeno che il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, massimo rappresentante della Chiesa cattolica nel nostro paese. Con una mail indirizzata a tutti i suoi sostituti, il procuratore Edmondo Bruti Liberati ha volantinato la prolusione tenuta da Bagnasco il 26 settembre al consiglio della Cei. Un lungo discorso interpretato dalla maggior parte degli osservatori di cose vaticane come una rottura senza ritorno dell’intesa tra la Cei e Silvio Berlusconi. E Bruti segnala ai suoi pm proprio i passaggi della prolusione di Bagnasco che sembrano fare riferimento al presidente del Consiglio e alle inchieste della Procura milanese sul «Rubygate», ovvero sulle feste che si tenevano nella residenza del Cavaliere ad Arcore.
Il discorso di Bagnasco è del 26 settembre, ma passano dieci giorni prima che Bruti Liberati ne riceva e ne legga la copia integrale. Il procuratore ne viene talmente colpito che, con un gesto inconsueto, decide di rilanciare il discorso del presule attraverso il sistema di posta elettronica della Procura. Tre scarne righe di accompagno: «Cari colleghi, ho avuto occasione di leggere solo oggi nella sua integralità la Prolusione del 26 settembre scorso del Card. Bagnasco al consiglio Cei. Vi allego il pdf (ovvero il testo in formato elettronico, ndr) segnalando in particolare, per quanto tocca i problemi della giustizia, i punti 8 e 9».
Basta leggere il discorso, però, per rendersi conto che ai punti indicati da Bruti il cardinale non affronta tanto i temi della giustizia generalmente intesa, quanto il problema dei comportamenti di Silvio Berlusconi, e proprio nei termini in cui ritiene di averli ricostruiti la Procura milanese. Sono i passaggi in cui Bagnasco afferma che «mortifica dover prendere atto di comportamenti non solo contrari al pubblico decoro ma intrinsecamente tristi e vacui» oppure che «si rincorrono, con mesta sollecitudine, racconti che se comprovati, rilevano stili di vita difficilmente compatibili con la dignità delle persone e con la vita pubblica». Il riferimento al «bunga bunga» non potrebbe essere più esplicito. E Bruti Liberati non può non apprezzare che Bagnasco faccia propria (a parte quell’inciso «se comprovati») la tesi d’accusa della Procura milanese.
Certo, c’è anche quella frase di Bagnasco che tira le orecchie al furore investigativo dei pm («colpisce l’ingente mole di strumenti di indagine messa in campo su questi versanti, quando altri restano inattesi e indisturbati»). Ma il senso politico dell’endorsement di Sua Eminenza è chiaro. Ed è in questa veste che Bruti Liberati lo rimbalza ai sostituti procuratori della Repubblica.
È una scelta importante, anche perché suona come una totale riappacificazione tra gli ambienti giudiziari milanesi e le gerarchie ecclesiastiche, che finora non avevano perdonato alla Procura le dichiarazioni-choc rese nell’aprile dello scorso anno dal procuratore aggiunto Pietro Forno (uno dei tre pm che oggi indaga sulle serate a casa Berlusconi) sui silenzi della Chiesa davanti ai casi di preti pedofili. Il Vaticano aveva chiesto e ottenuto che dal ministero della Giustizia partisse a tempo di record una ispezione a carico del dottor Forno. L’ispezione finì in nulla, ma sui rapporti tra Chiesa e Procura scese il gelo. Ora, in nome della lotta al «bunga bunga», evidentemente è tornato il sereno.