E Prodi scopre l’immigrazione all’ufficio anagrafe

Ecco la lettera inviata dal premier Romano Prodi a Repubblica e pubblicata dal quotidiano romano ieri in prima pagina.

Caro direttore, qualche giorno fa mi è arrivata a casa una lettera del Comune di Bologna che mi avvisava che, dopo cinque anni, la mia carta di identità era arrivata alla scadenza e mi invitava a rinnovarla, fornendomi recapiti ed orari di apertura dei diversi uffici di quartiere presso i quali (munito di tre fotografie) potevo eseguire l’operazione. Verso le 11 della mattina del 2 novembre (con il lusso della lentezza dei giorni semifestivi) sono perciò andato all'ufficio più vicino a casa mia, in vicolo Bolognetti.
Dall’apposita apparecchiatura ho preso il mio numero (per la precisione il numero 64) e mi sono seduto aspettando il mio turno. Attesa non lunghissima (si era già arrivati al numero 58), ma che mi ha permesso di guardarmi intorno e di chiacchierare con i presenti, fino al numero 71, ultimo ad arrivare prima che io facessi le mie pratiche. Mi sono trovato di fronte a un campione umano di grande interesse. Un paio erano giovani italiani, che, più o meno come me, rinnovavano i propri documenti. Gli altri erano extracomunitari, con le loro complicate pratiche. Due famiglie dello Sri Lanka con infanti in carrozzina e i fratellini che correvano nel corridoio ed alcuni altri immigrati provenienti dalla sponda Sud del Mediterraneo. Mi hanno parlato del loro lavoro, ma soprattutto del loro modo di vedere in Bologna non solo il proprio orizzonte personale, ma quello di tutta la famiglia. Il più «politicizzato» mi ha anche chiesto quali siano le regole per votare e per essere candidati nelle elezioni, ma questo era un fatto del tutto particolare. Quello che mi ha impressionato era la assoluta serenità di essere cittadini normali, di un Paese normale e con una attenzione soprattutto dedicata al futuro dei loro bambini. Poi è venuto il turno del numero 64. Una impiegata perfetta e paziente (anche se la stampante aveva qualche inceppo) mi ha presentato i suoi giovani aiutanti, mi ha chiesto se ero alto ancora 1,74, se avevo ancora occhi castani e capelli brizzolati. Visto che il documento non prevede l'intensità della «brizzolatura» ho risposto affermativamente, ho pagato 5,32 euro (5,18 di diritti fissi e 0,26 di diritti di segreteria) e sono tornato in via San Vitale per godermi un'altra mezz'ora di semiozio. Ma forse avevo vissuto una esperienza irreale, perché non avevo ancora chiuso dietro di me la porta dell'ufficio di quartiere, che sono ricominciati i messaggi e le telefonate che mi riportavano dentro le terribili tensioni di un altro pezzo del Paese.