E Prodi si sdoppia per placare Bertinotti

Pensioni, il premier rassicura l’ex leader Prc poi ammette: la manovra sarà di 30 miliardi

Gian Maria De Francesco

da Roma

«Dico a Bertinotti, a tutti gli altri e soprattutto ai pensionati: potete stare tranquilli, perché non useremo le pensioni per opprimere la categoria». Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, ieri a Bari per inaugurare la 70ª Fiera del Levante, non ha atteso di salire sul palco per tranquillizzare il presidente della Camera (che venerdì aveva definito «assurdo» l’inserimento della riforma previdenziale all’interno della Finanziaria) e tutti gli alleati di estrema sinistra.
Ma se da un lato il Professore ha fatto gli occhi dolci al trio Rifondazione-Pdci-Verdi, dall’altro ha dovuto interpretare il ruolo dell’uomo tutto d’un pezzo con la Commissione Ue confermando che l’ammontare della legge di bilancio «sarà di 30 miliardi di euro» che saranno «equamente ripartiti tra risanamento e sviluppo» in modo da raggiungere entro fine 2007 il vincolo europeo di un deficit inferiore al 3% del Pil. Insomma, niente di nuovo dal capoluogo pugliese a parte le solite acrobazie dialettiche di un primo ministro che non ha nascosto alla platea la ripetitività delle argomentazioni. «Si dice - ha aggiunto - che questa è la solita musica. Il mio predecessore parlava del 40% di evasione fiscale. È inutile che noi sfuggiamo al problema». Poi, la riproposizione del programma unionista: a partire dall’armonizzazione delle rendite (affitti compresi) al taglio del cuneo fiscale e, vista la location meridionale, la fiscalità di vantaggio per il Mezzogiorno con l’istituzione di un numero imprecisato di zone franche.
Ma mentre Prodi recitava per l’ennesima volta il ruolo del pompiere alle prese con l’incendio della sua maggioranza, sempre a Bari il ministro della Funzione pubblica, il diessino Luigi Nicolais, ha sostanzialmente sconfessato il premier sostenendo che la manovra «dipende dalle entrate» e non disperando sul raggiungimento di una «posizione comune». Anche il rinnovo del contratto degli statali, secondo il ministro, sarà contenuto all’interno della Finanziaria. Non dello stesso avviso il segretario dei Ds, Piero Fassino, che invece ne ha ribadito l’entità di 30 miliardi. «Dieci miliardi - ha sottolineato - dal recupero di tasse evase per poi recuperare venti miliardi intervenendo sulla spesa pubblica. Non si intacca il debito pubblico con una Finanziaria da 25 miliardi. Queste cose non si fanno con i fichi secchi, perciò bisogna intervenire anche sulle pensioni e sulla sanità».
Pur non spingendo il piede sull’acceleratore («Non c’è un solo pensionato che avrà la pensione decurtata»), Fassino ha affermato che i tagli ci saranno a causa dell’«eredità disastrosa» del centrodestra definendo «indecente» l’atteggiamento dell’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che aveva invitato i cittadini a ritirarsi dal lavoro per non veder lesi i loro diritti dal centrosinistra. Solita musica anche questa. Il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto, ha definito «incoraggianti» i segnali lanciati da Prodi, ma ha precisato che un eventuale intervento sulle pensioni avrebbe dovuto essere esplicitato «prima delle elezioni». La distensione comunista ha trovato la sua nemesi nella sinistra diessina: Cesare Salvi ha chiesto urgentemente una direzione della Quercia «per discutere la legge Finanziaria». Monito rilanciato anche dal ministro Mussi: «Se proprio tutti sono contro, capita che i governi cadono». Come ha detto Enrico Boselli (Rnp) «una commedia degli equivoci».