E Prodi va allo scontro «Mai detto a Ratzinger di evitare la Sapienza»

Nel giorno in cui l’Udeur lascia il premier, incidente diplomatico tra Palazzo Chigi e la Santa Sede sulle responsabilità della mancata visita del Pontefice

da Roma

Per le leggi della diplomazia è un grave incidente tra due Stati sovrani: l’Italia e il Vaticano. Per quelle della politica, diventa un reciproco attacco dirompente: «Il governo italiano non ha mai suggerito alle autorità vaticane di cancellare la visita di papa Benedetto XVI all’università La Sapienza di giovedì scorso», ha scritto Palazzo Chigi in una nota del tardo pomeriggio. La risposta del governo all’accusa di cardinale Angelo Bagnasco, presidente della conferenza episcopale, non tenta nemmeno di attingere dal vocabolario delle ricuciture in caso di forti strappi di relazioni.
Il capo dei vescovi italiani accusa il governo di aver suggerito al Papa di non andare all’inaugurazione dell’università. E l’esecutivo di Prodi nega, smentisce, contraddice con toni definitivi: «Sia il presidente del consiglio dei ministri che il ministro dell’Interno - si legge nella reazione del governo - dopo la riunione del Comitato provinciale per la sicurezza e l’ordine pubblico alla quale erano presenti anche responsabili della gendarmeria vaticana, hanno infatti comunicato alle autorità locali che lo Stato italiano garantiva assolutamente la sicurezza e l’ordinato svolgimento della visita del Santo Padre».
Il ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero non ha saputo resistere alla tentazione e ha polemizzato senza freni: «Riterrei migliore una situazione ove la Cei si presenti alle elezioni» rispetto all’«attuale situazione di ingerenze continue». Dal Viminale invece la risposta è stata il silenzio: la nota di Palazzo Chigi ha evitato una presa di posizione difficile. Walter Veltroni non è intervenuto nella grave polemica, ma ha comunque ribadito con rammarico che la rinuncia del Papa alla Sapienza è stato «un fatto particolarmente doloroso» e ha puntualizzato: «La Chiesa non vuole intervenire nella laicità dello Stato».
La reazione più scandalizzata alle parole di Bagnasco è arrivata dall’ala più radicale dell’Unione da una parte, e dall’altra (con dichiarazioni opposte) da tutti i partiti della Casa della libertà. Alleanza nazionale con il portavoce Andrea Ronchi considera «gravissima» la denuncia del presidente della Cei. A questo punto, dice Ronchi, «vogliamo sapere con urgenza chi delle autorità italiane abbia suggerito questo al Pontefice». Il fatto che il capo dei vescovi abbia ragione «si capisce da come «oggi Prodi abbia cercato di chiudere frettolosamente la vicenda», suggerisce il vice coordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto. Anche la Lega pretende nomi e cognomi: «Chi nel governo ha suggerito al Papa di non andare alla Sapienza?», domanda l’ex Guardasigilli Roberto Castelli.
Da sinistra si contesta apertamente il cardinale: «Intervenendo su ogni argomento dalla politica italiana - commenta il capogruppo di Rifondazione alla Camera, Gennaro Migliore - dice cose non condivisibili». In «perfetta sintonia - fa dietrologia al Senato Giovanni Russo Spena - con l’uscita dell’Udeur». La lettura dei fatti di Bagnasco «è tutta politica» va all’attacco il capogruppo del Pdci a Montecitorio Pino Sgobio e provoca: «Bagnasco lavora per il Vaticano o per altri?».