E il Professore prepara la resa dei conti

da Roma

Naturalmente Romano Prodi si guarda bene dal chiamarla «fase due», ma in sostanza è di questo che si discuterà nel «conclave» di governo convocato per l’11 e il 12 gennaio prossimi.
La decisione era nell’aria da tempo, e il premier l’ha resa pubblica ieri, al termine dei cinque giorni di silenzio della gran parte dei quotidiani, tra scioperi e feste comandate: ministri, vice, segretari di partito e capigruppo di maggioranza sono chiamati a raccolta dal premier a Caserta (il luogo è ancora da precisare), tra un paio di settimane, per «fare il punto sull’agenda del 2007», comunica Palazzo Chigi. Si tratta di una riedizione dei seminari a porte chiuse inaugurati a San Martino in Campo, e proseguiti a Villa Pamphili agli esordi della Finanziaria. Un metodo di lavoro che piace a Prodi, e si capisce perché: una volta messi attorno al tavolo e fatti scontrare i suoi copiosi alleati sulle loro opposte posizioni, a lui viene consegnato il ruolo inevitabile del mediatore. Stavolta però sarà più complicato uscirne senza danni. L’«agenda» dei prossimi mesi è infatti da cardiopalma per la maggioranza: pensioni, liberalizzazioni, Pacs, rinnovo della missione in Afghanistan, tutti argomenti su cui le posizioni interne all’Unione sono pressoché inconciliabili. E ora che la Finanziaria è archiviata, la strada per il governo rischia di farsi ancora più in salita. Lo ricordava alla vigilia di Natale, nel far gli auguri al premier sulla prima pagina del Manifesto, Valentino Parlato: «La situazione per Prodi diventa più difficile. I vari soci dell’Unione, finora obbligati a sostenere il governo, ora si sentono più liberi e più attenti ai loro interessi», e il gioco si fa più mobile anche per l’opposizione: «Il 2007 non si annuncia tranquillo».
Rifondazione ha deciso di giocarsi tutto sulle pensioni: entro marzo vuole portare a casa lo stop ad ogni ipotesi di innalzamento dell’età previdenziale. Il Pdci insegue e rilancia: «Le pensioni non si toccano». Sullo stesso tavolo però si gioca tutto anche Piero Fassino, che secondo i bertinottiani «vuole ancora soffiare il posto a Padoa-Schioppa», e che a Caserta si prepara a riaprire con decisione il file «fase due», e a ribadire che una riforma «radicale» va fatta. Il segretario ds non ha gradito la recente frenata del premier («Le riforme delle pensioni sono già state fatte, non c’è urgenza di farne un’altra»), e i suoi lo fanno capire: «Può frenare quanto gli pare, ma sia chiaro che noi finora non abbiamo abbaiato alla luna tanto per perdere tempo: il problema è ineludibile e andrà affrontato». A Caserta Fassino lo «dirà chiaro».
La tensione deve essere già alta se Prodi, innervosito anche dal sondaggio propinatogli ieri dal sito di Repubblica per dimostrare che la riforma delle pensioni è secondo gli italiani la «priorità del 2007», prima ha mandato a quel paese i cronisti («Ma quali pensioni, lasciatemi in pace che è Natale») e poi ha fatto diffondere da Palazzo Chigi una sorta di velina per spiegare che «non servono frenesie» e che «non ha senso creare polemiche su argomenti che oggi non sono all’attenzione di governo e parlamento».