E la protesta dello sceicco rende il Pontefice più simpatico a Gerusalemme

Il Talmud dice che possiamo conquistare il (nostro) mondo e possiamo perderlo in un solo istante. È un po’ quello che è successo ieri alla conferenza interconfessionale al centro Notre Dame di Gerusalemme, dove un esponente islamico, lo sceicco Taysir al Tamimi, impadronendosi del microfono, ha denunciato Israele del «macello di donne e bambini a Gaza» e chiesto al Papa «nel nome di Dio di condannare questi crimini». Non appena il contenuto del discorso fatto in arabo viene riferito a Benedetto XVI, questi lascia la conferenza.
Il risultato di questo incidente, il primo che turba la delicata atmosfera di un pellegrinaggio pieno di mine religiose e politiche, va al di là degli sforzi vaticani di minimizzarlo. Forse gli accompagnatori del Papa non si rendono conto dell’impatto positivo che l’incidente “interconfessionale” provocato dallo sceicco palestinese sta avendo in Israele.
Con l’intervento dello sceicco i palestinesi non hanno certo perduto il “mondo in un istante”. Ma esso ha dimostrato come essi “non perdono mai una occasione di perdere una occasione”. Il comportamento arrogante dello sceicco, più del contenuto del suo discorso anti israeliano è stato un regalo a Israele. Una delle tesi del governo Netanyahu è infatti che per arrivare alla pace occorre mettere fine alla pretesa dei palestinesi che tutto deve essere loro permesso in quanto vittime, indipendentemente dalle loro responsabilità verso se stessi e verso gli altri.
In senso opposto, l’uscita di Benedetto XVI dalla conferenza a seguito delle parole dello sceicco, gli ha fatto conquistare “in un attimo” un mondo che negli occhi degli israeliani non si era sinora accattivato. Ha diminuito l’impatto negativo della benedizione da lui impartita alla conferenza “Durban II” pur conoscendone il suo tenore antisemita; ha fatto perdonare il rifiuto del rappresentante vaticano di abbandonare la conferenza ginevrina per protesta contro le diatribe anti israeliane del presidente dell’Iran.
Benedetto XVI, di cui gli israeliani avevano percepito sino a ieri attraverso la crudele copertura televisiva soprattutto il comportamento impacciato, l’espressione spesso impaurita del volto, la prudenza per tema di commettere errori politici, è improvvisamente diventato simpatico per l’uomo della strada che del cristianesimo e della chiesa di Roma sa ben poco. Vede ora nel Papa soprattutto un vecchio servitore di Dio, umile, sincero, sopraffatto dal peso del suo ruolo. Nessun organo di stampa ha meglio descritto questo aspetto di Benedetto XVI di una caricatura svizzera diffusa nel mondo dal New York Times. In essa si vedono le mura merlate di Gerusalemme che accolgono il Papa con una grande scritta di benvenuto, un religioso ebreo e un religioso islamico sospettosi sullo sfondo e tre alti prelati che in ginocchio pregano: «Di grazia Signore impediscigli di fare pasticci».