E pure Buzzanca va a caccia dei «cattivi» grazie alle doti da veggente

«Io al paranormale non ci credo. È una menzogna, una deviazione del cervello». Ma se non ci crede Lando Buzzanca, potrebbe crederci il pubblico. Almeno a giudicare dal successo che il paranormale ha avuto su Mediaset, con Il tredicesimo apostolo. E che in Rai potrebbe essere bissato dall’analogo «mistery» Il restauratore: del quale, da stasera per sei episodi su Raiuno, Buzzanca è poco convinto (ma efficace) interprete. «Quando me l’hanno proposto mi sono preoccupato. Se non credo alle preveggenze, come farò ad interpretare quest’uomo che, dopo vent’anni di galera scontati per aver ucciso gli assassini della moglie e della figlia, si ritrova l’inspiegabile capacità di avere delle "luccicanze"; cioè di poter prevedere cosa accadrà ad una persona solo toccando un oggetto ad essa collegato?». L’uomo, che in galera ha imparato a fare il restauratore, è infatti un personaggio interessante: «Capisce di dover trasformare il proprio dolore, che non accenna a diminuire, in bene per gli altri, e decide di aiutare le persone in pericolo. Di "restaurarne", insomma, la vita».
Per risultare convincente in un ruolo che, afferma l’attore, «al dramma mescola un pizzico di commedia, ho pensato alla miracolistica laica». Cioè alla spiegazione che di questi fenomeni danno coloro che non credono. E secondo i quali non è tanto il guaritore ad operare la «guarigione», ma il malato stesso a sprigionare, sotto quella suggestione, le proprie energie curative. Il successo del paranormale in tv? «Potrebbe essere un sintomo della crisi che stiamo attraversando. Per trovare una spiegazione la gente si rivolge a ciò che è inspiegabile».