E Putin va in Giappone per parlare di petrolio

da Tokio

Il presidente russo Vladimir Putin è giunto in Giappone per una visita di tre giorni, la prima da cinque anni a questa parte. Obiettivo di Putin è il rafforzamento dei legami economici e in tema di sicurezza. Ma sullo sfondo c’è la questione che da sessant’anni avvelena i rapporti tra Mosca e Tokio: quella delle quattro isole Curili meridionali, occupate dall’Urss negli ultimi giorni della Seconda guerra mondiale e mai restituite.
La disputa territoriale ha impedito la firma di un trattato di pace tra i due Paesi ed è stata la causa della riduzione degli investimenti in Russia (secondo produttore mondiale di petrolio) da parte del Giappone (seconda economia più sviluppata del pianeta). Prima della partenza da Mosca Putin ha speso parole di ottimismo, ma ha fatto capire che una restituzione delle isole non è nella sua agenda: potrebbe però tornare a proporre (lo aveva già fatto il suo predecessore Boris Eltsin) una soluzione di compromesso come lo sfruttamento congiunto delle risorse economiche del territorio conteso, che riguardano essenzialmente la pesca.
È un fatto che il Giappone è molto interessato al petrolio russo, grazie al quale potrebbe ridurre la propria dipendenza dalle forniture mediorientali. Tokio è disposta a finanziare un oleodotto lungo 4100 chilometri dalla Siberia orientale alle coste russe del Pacifico, oltre che a collaborare per lo sfruttamento dei ricchi giacimenti dell’isola di Sakhalin.