E qualcuno mise in dubbio persino il cancro

Dai libri contro di lui alle accuse di altri ciclisti e di ex massaggiatori fino alla decisione di un’assicurazione di bloccare i premi a vincere sottoscritti con il texano

«Armstrong? Uno è stato un fenomeno di bravura con la tromba, un altro il primo uomo a posare il piede sulla luna, un altro ancora il primo sportivo modificato geneticamente». Quella che può essere una «boutade» è nella sostanza una delle tante, tantissime convinzioni che hanno animato e animano il mondo del ciclismo degli ultimi sette anni. Più Armstrong conquistava maglie gialle, soldi e popolarità, più attirava su di sé dubbi e sospetti. Di lui è stato detto e scritto tutto e il contrario di tutto. Se molti hanno sostenuto e sostengono che Neil Armstrong sulla luna non ci arrivò mai, c'è anche chi sostiene che Lance Armstrong mai fu colpito da tumore. In Francia è già stato scritto tutto. La sua assicurazione, la Sca Promotion, gigante americano del settore, con la quale la Us Postal assicurò le vittorie del texano, ha bloccato i premi a vincere sottoscritti proprio per il sospetto di doping. L'unica volta in cui il texano incappò in un controllo positivo fu proprio al Tour del 1999: allora gli fu riscontrata una positività ad un corticoide, ma lui si difese dicendo che si trattava solo di una pomata antinfiammatoria. Poi libri denuncia come «L.A. Confidential», al centro di battaglie legali tra l'autore e il texano, Emma O'Reilly, una ex massaggiatrice dell'americano che ha confermato le accuse di doping, così come Mike Anderson, un ex assistente di Armstrong che ha dichiarato alla giustizia americana di aver visto nel bagno della camera di Lance dosi di Androsterin, uno steroide anabolizzante. Un'altra botta grossa alla credibilità del texano, prima di ieri, era venuta dall'Italia. La condanna per doping del dottor Michele Ferrari nel 2004 aprì di fatto un altro fronte. Armstrong ha sempre difeso Ferrari, da cui si è fatto a lungo seguire, e lo ha anche confermato pubblicamente. Dalla vicenda del medico-preparatore deriva il caso-Simeoni: «Un assoluto bugiardo», aveva detto di lui Armstrong, riferendosi alla testimonianza chiave fornita dal corridore di Sezze che aveva inchiodato il medico-preparatore. «Se nelle provette hanno trovato l'epo, è la dimostrazione che io avevo detto la verità», commenta ora lo stesso Simeoni.