E «quattro» si conferma sinonimo di terrore

Il numero accomuna tutti gli attacchi di Al Qaida. Dopo gli attentati di ieri gli analisti dell’intelligence non hanno dubbi: non è più una coincidenza

Claudia Passa
da Roma

«Se è giusto ciò che fai, rifallo quattro volte». È tornato a marchiare a fuoco una nuova giornata di terrore l’adagio wahabita (la setta a cui si rifà Osama Bin Laden) di cui il Giornale, riprendendo informative d’intelligence, aveva scritto all’indomani della strage di Londra e che ha segnato la strategia di Osama prima e dopo l’11 settembre. Quattro bombe hanno riportato la capitale britannica sotto la plumbea cappa del terrore. Tre stazioni della metropolitana e un bus bi-piano per un totale di «quattro» attentati disegnati per tracciare un’immaginaria croce di fuoco sulla City. «Quattro» punti cardinali, «quattro» esplosioni simultanee, «quattro» ordigni collocati in posizioni non causali per colpire i «crociati» con la micidiale regola del poker predicata anche in Italia, tra le moschee non ufficiali di Roma e Napoli, da un «imam itinerante» collegato ai gruppi salafiti «per la predicazione e il combattimento», che ai suoi seguaci propina a ogni sermone lo stesso ammonimento: «Se è giusto ciò che fate, rifatelo quattro volte».
Il «comandamento» è diventato il minimo comun denominatore della strategia di Al Qaida. Al punto che gli analisti d’intelligence, che si cimentano nella decrittazione semantica dei codici delle cellule europee di ascendenza salafita, hanno smesso di considerarla una coincidenza. Gli attacchi di ieri sono l’ennesima, inquietante conferma. Proprio come il 7 luglio di Londra, con «quattro» kamikaze e «quattro» esplosioni pianificate nei quattro punti cardinali per marchiare a fuoco la città. E ancora. Il marchio dell’«arba», che in arabo vuol dire «quattro», riecheggia fra i fantasmi dei «quattro» aerei dirottati su New York e Washington.
Ma prima ancora dell’11 settembre la regola wahabita aveva già lasciato 6 cadaveri e 71 feriti in Algeria, con «quattro» attentati nel maggio ’97, e un’altra scia di sangue in Pakistan due anni dopo, quando «quattro» bombe centrarono altrettanti obiettivi occidentali. Più di recente, si ricorda la reiterata sequela di «quattro» attacchi suicidi a Gerusalemme: il primo nel settembre 2001, il secondo nel maggio 2003. Nello stesso mese, «quattro» esplosioni in Arabia Saudita lasciarono sul campo oltre 30 morti e 200 feriti. A fine anno fu la volta della Turchia, prima con le «quattro» autobomba di Istanbul che a novembre hanno lasciato sul campo 63 cadaveri, e un mese dopo nel triangolo Izmir-Ankara-Istanbul: ancora «quattro» attentati, stavolta senza vittime. Sempre a dicembre 2003, con «quattro» autobomba a Kerbala muoiono 19 persone. E forse nello stesso mese Al Qaida ha rimpianto un primo poker mancato a Londra, perché erano proprio «quattro» gli attentati che gli 007 di Sua Maestà fecero sapere d’aver sventato. Nel 2004, ancora una volta in Arabia Saudita, «quattro» terroristi seminano il panico in una ditta di Yanbu. A giugno, sottostrutture del network planetario rivendicarono «quattro» attentati in Irak. Due mesi dopo, il giordano Al Zarkawi vinse un memorabile «giro» di poker colpendo «quattro» chiese cristiane di Bagdad. A fine settembre «quattro» attentati suicidi consentirono al gruppo Tawhid Al Jihad di cantare ancora vittoria con 50 morti; nello stesso mese, altre 70 persone cadevano a Bassora per mano di «quattro» kamikaze. Solo l’11 marzo, a Madrid, ci si era illusi che la macabra danza avesse saltato un giro, perché solo tre erano i treni colpiti. Ma il ritrovamento di un quarto ordigno inesploso spazzò via ogni speranza. Il valzer di Al Qaida aveva solo saltato un giro.