E quella copia lasciata sullo zerbino torna al mittente

da Milano

«Cosa diceva Paolo Mieli in tv? Che il Corriere della Sera non avrebbe perso una sola copia? Bene, prenda nota che almeno la mia è ritornata al mittente alle ore undici di questa mattina (ieri, ndr)». L’ha presa quasi come una sfida personale Milena Capello, milanese di sessantasette anni e abbonata da molti al quotidiano di via Solferino. Ieri glielo hanno consegnato sullo zerbino di casa all’alba, come ogni giorno, «ma era presto, dormivo ancora e non ho potuto restituirlo subito - sembra quasi giustificarsi -. A metà mattinata però l’ho riconsegnato all’edicolante, testimoni le mie amiche, e d’ora in avanti mi farò recapitare il Giornale».
Non è solo arrabbiata la signora Capello. «Sono arrabbiatissima - assicura -. E anche disgustata, indignata. Il direttore non avrebbe dovuto schierarsi come ha fatto. Se un lettore acquista il Giornale non ha nessun dubbio sulla linea editoriale, è dichiarata. Ma il Corriere si è sempre presentato come un quotidiano indipendente, super partes». Che propendesse per una parte politica, però, non era un mistero da tempo. «Per carità - ammette la signora Milena - si sapeva da un pezzo che fosse orientato verso il centrosinistra, ma mi ha dato molto fastidio il fatto che si sia schierato in modo così netto. Questo non l’ho proprio digerito».
Anche per Nicoletta Borona, milanese di 57 anni, il Corrierone è stato «il giornale di una vita. Mio padre quando ero bambina comprava Il Giorno, poi siamo passati al Corriere, e da allora è sempre stato una presenza fissa nella mia casa, io e mio marito ci siamo abbonati diversi anni fa». E lo sono stati almeno fino a ieri, prima che la famiglia annunciasse la disdetta al suo edicolante di piazza della Repubblica. Un divorzio unilaterale. Ma come tutti i grandi amori, la delusione per il «tradimento» brucia. «Mai più - assicura l’ormai ex lettrice senza ripensamenti -. In casa nostra, il Corriere non entrerà più».
Da una parte, giustifica la signora Borona, «posso anche apprezzare l’onestà del direttore, che ha voluto dichiarare la scelta politica e aziendale. Ma poiché non sono assolutamente allineata con quella scelta, e per fortuna ci sono anche altre fonti di informazione, ho optato da adesso in poi per il Giornale». Nicoletta Borona non è una lettrice sprovveduta, anche prima che il direttore Paolo Mieli decidesse di dichiarare nero su bianco che via Solferino sta con il centrosinistra «se ne aveva comunque la sensazione - afferma -. Ma trovarselo scritto in prima pagina, e ammettere uno schieramento così deciso, mi ha veramente delusa. D’ora in avanti non riuscirei più a leggerlo senza pensare che forse una notizia è faziosa, che manca quell’obiettività in cui ho sempre voluto credere. Meglio non acquistarlo più».