E la Quercia adesso si vanta di aver scoperto l’errore

da Roma

«È stato un errore grave, molto grave. Come presidente del mio gruppo, me ne assumo, per intera, la responsabilità». L’imbarazzo nella maggioranza era palpabile ieri dopo la gaffe del comma presentato da Pietro Fuda, e rimasto nel maxiemendamento della Finanziaria, sull’ampliamento delle norme di prescrizione per i reati contabili. Ma la tensione ha toccato livelli massimi quando in aula al Senato ha preso la parola la capogruppo dell’Ulivo, Anna Finocchiaro. L’assunzione di colpa è stata seguita da una mossa di rimpallo di responsabilità verso l’opposizione, accusata di aver strumentalizzato politicamente il comma 1346. E nei banchi è scoppiata la bagarre.
Finocchiaro ha dapprima ringraziato il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa per il suo intervento. Poi ha affrontato il «caso Fuda», l’emendamento d’«indulto» verso i responsabili di truffe amministrative. E ha chiarito: «Come il governo ha già detto pubblicamente, impediremo che quella norma entri in vigore sia pure per un minuto».
Finocchiaro si è assunta la responsabilità di quella norma, «ma anche il merito - ha aggiunto - di avere chiesto immediatamente lo stralcio della norma la cui presenza nel testo, voglio ricordarlo, è stata denunciata in primis da due senatori del mio gruppo, il senatore Salvi e il senatore Manzione, ai quali va il mio ringraziamento».
Ribadendo che è stato un errore «molto grave», ha però accusato Silvio Berlusconi, «che della materia è cultore», di aver definito quella legge ad personam. E a quel punto è iniziata a salire la protesta dai banchi dell’opposizione. La capogruppo dell’Ulivo ha provato dunque il contrattacco: da Forza Italia c’è «una corresponsabilità circa l’ingresso della norma nel nostro ordinamento» perché «hanno ritenuto di impedire la dichiarazione d’inammissibilità di una norma che è ordinamentale». La protesta è diventata sempre più sonora, nell’imbarazzo del presidente Franco Marini.
Finocchiaro è quindi passata a parlare del merito della manovra: «Noi avevamo bisogno di bonificare la palude per avere sotto i piedi il terreno compatto dal quale ripartire subito per le riforme che sono necessarie per il Paese. Alcune sono già state segnalate all’interno della Finanziaria, altre bisogna farle. In questo senso il gruppo dell’Ulivo sarà una forza incalzante nei confronti del governo».
Il voto favorevole dell’Ulivo, ha concluso, «non è un tributo esatto a scadenza del suo governo, presidente Prodi, ma al contrario quello che offriamo è la qualità della relazione politica e istituzionale tra il gruppo dell’Ulivo e il governo».