E la Quercia rispolvera gli «ex»

I Ds candidano Larizza, ex sindacalista Uil, e Colombo e Gambescia, entrambi già direttori dell’«Unità». Ancora in forse la Serafini, moglie di Fassino


I Ds e la carica degli ex. Dopo Gerardo D’Ambrosio, ex procuratore della Repubblica di Milano, ora tocca a due ex direttori dell’Unità, Furio Colombo e Paolo Gambescia, e a un ex segretario della Uil Pietro Larizza trovare un posto nelle liste della Quercia per le prossime politiche. Dunque, dopo un alto magistrato, due giornalisti e un sindacalista: il Botteghino Quercia è a caccia dell’«esterno» di nome.
L’annuncio dei nuovi candidati viene dato in tv da Piero Fassino. «Quasi sicuro», dice il segretario, Colombo, già eletto dai Ds nel 1996. «Molto probabile» invece Gambescia, che dopo l’Unità ha diretto pure il Mattino e il Messaggero: per lui si tratta di un vero esordio. Quanto a Larizza «è una scelta che sottolinea il contributo che può ancora dare questo rappresentante del riformismo sindacale al lavoro». E D’Ambrosio? «Lo candidiamo - risponde Fassino - per la competenza che può darci nella riorganizzazione significativa della giustizia a cui procederemo. In Parlamento su mille eletti ci sono oltre 150 avvocati, mentre i magistrati non sono più di 20-25. E gli avvocati spesso esercitano la loro professione in concomitanza al loro essere parlamentari, con conflitti d’interesse anche cospicui». Diverso, secondo il leader della Quercia, il caso di D’Ambrosio: «Lui è in pensione da più di tre anni e ha diritto di eleggere e di essere eletto, come tutti i cittadini. Per quanto mi riguarda sono contrario al passaggio dalle aule del tribunale alle istituzioni, specie se avviene nella stessa città, e penso che si debba impedire il rientro nei ranghi dopo l’esperienza parlamentare».
Ancora suspense invece per Anna Serafini, deputato uscente e moglie di Piero Fassino. Inizialmente auto-esclusa dalle liste, adesso sembra che ci sia un ripensamento: persino Pierferdinando Casini ha pubblicamente sponsorizzato la sua ricandidatura, definendola «seria, onesta e competente». Il segretario non scioglie il dubbio: «Se sarà candidata o no dipenderà soprattutto da lei. I Ds rispetteranno le sue valutazioni». Consigli? «No, io non le ho dato consigli - racconta Fassino - per non interferire nella sua autonomia. Lei poi è di grande carattere e di grande orgoglio e non farebbe mai una cosa solo perché gliel’ho suggerita io. Mia moglie, che ha da tempo un proprio profilo politico, ha cominciato a fare politica a 15 anni, proveniendo da una famiglia molto impegnata». Insomma, nessuna raccomandazione: «È arrivata in Parlamento prima di conoscere me».
Al di là della Serafini, i Ds vogliono comunque aumentare la loro rappresentanza femminile. «Presenteremo nelle liste un ampio numero di donne - promette il segretario della Quercia -. Il problema sarà eleggerle, ma basta mettere in graduatoria il giusto numero di donne e di uomini». E le ministre? «Decideremo dopo le elezioni», risponde Fassino con scaramanzia. E conclude parlando di quote rosa: «Senza il nostro appoggio non sarebbero mai state votate, anche se ormai è troppo tardi perché il centrodestra non le ha mai volute. Invece il 54 per cento della popolazione è costituito da donne, la cui competenza non è stata ancora riconosciuta e la cui rappresentanza in Parlamento, dieci per cento, è assolutanmente inadeguata».
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