E Ranieri ricomincia a fare paura con la strana coppia Giovinco-Del Piero

nostro inviato a Torino
Stavolta il palcoscenico è di Giovinco. E le rime baciate di Del Piero. Gol e spettacolo per mezz’ora del secondo tempo hanno cambiato luna e faccia della Juve. Quattro gol, altri buttati, qualche rischio difensivo, tutto condito dai guizzi della Formica atomica, ieri sera più atomica che formica. Juve che metterà di buon umore i suoi tifosi. Bologna a miccia corta: un tempo per goderselo, un altro per affondare.
Brutta Juve per trequarti d’ora. Ma con le scusanti del caso. Cinquantaquattro infortuni in una stagione sono da record. Aggiungete che venerdì, in allenamento, si sono fatti male nella stessa azione Amauri e Manninger (l’uno tira, l’altro para: stesi entrambi). C’è di tutto per sentir il sapor amarognolo delle comiche. Ed allora cosa chiedere ad una squadra che non ha proprio rapporti privilegiati con la buona sorte e, forse, con la gestione di una stagione così intensa? Ed, allora, ieri sera i resti della Juve hanno capito che sarebbe stata serata da malessere e faticaccia. In tribuna i cori per Ranieri hanno trovato risposta nei fischi giunti da altra parte dello stadio. I coretti per Trezeguet, invece, sono stati tranquilla colonna sonora per qualche minuto. Un segnale per chi vuol intendere. I fischi per tutti alla fine del primo tempo un avviso per tutti.
Juve subito affannata ad inseguire gli attaccanti del Bologna capaci di tagliare l’area come coltelli. Dopo quattro minuti, Volpi ha pescato Bombardini in area e sono stati brividi. Dopo 23 minuti, Di Vaio e Mutarelli sono stati più bravi nell’esecuzione e nell’idea: difesa bianconera come un salame tagliato. Buffon si deve essere sentito crocefisso e così è stato. Per Mutarelli è stato il primo gol in campionato, per la Juve il primo brusco risveglio del dopo Chelsea. Ma, chissà, difficile scacciare subito fatica di Champions dalle gambe e dalla testa. Tiago ha giocato un tempo, tornato il fantasma dell’anno scorso. La difesa una compagnia di anime in pena. L’attacco una salsina insipida che Del Piero e Giovinco hanno cercato di rendere più piccante, facendo troppi errori.
Del Piero, più di una volta, ha rischiato di rovinarsi la reputazione. Invece il gingillino ha preso consistenza con il passar del tempo, ci ha provato con i cross. Poi con il resto. La Juve ha tentato il primo tiro in porta alla mezz’ora. Un po’ tardi. Del Piero si è ritrovato con la palla più libidinosa sulla crapa (invito di Giovinco) e l’ha sprecata. Più bravo Salihamidzic che, sfruttando un corner del piccoletto, ha messo la crapa giusta e restituito alla Juve tranquillità e convinzione. Da quel momento qualcuno ha acceso la luce. Ed infatti la Juve ha cominciato a giocare con più ritmo e pericolosità, sfruttando meglio agilità e velocità di Giovinco. A sua volta il Bologna ha mostrato la carta velina della resistenza difensiva. Ha rischiato tanto, ma poi ha rischiato pure di segnare il raddoppio con la crapa lucida (in ogni senso) di Di Vaio, che ha costretto Buffon alla paratona. È stato l’ultimo guizzo di vanità perché poi Giovinco ha strappato tutte le reti, guizzando come un delfino gioioso. Servito da un assist di Iaquinta, ha carezzato il pallone con il suo destro per il primo gol a Torino e ha fatto andare in sbandata continuata la difesa del Bologna. Il resto è toccato a Del Piero: due colpi del repertorio e una palla spedita sul palo hanno sbriciolato il Bologna. Perfin troppo maramaldo.