E Ratzinger celebra «l’amico» don Giussani

«A lui mi legano tanti ricordi. Ispirato dallo Spirito Santo, ridestò nei giovani l’amore verso il cristianesimo come fonte di nuovi valori»

da Roma

«Il mio primo pensiero va al vostro fondatore, Luigi Giussani, al quale mi legano tanti ricordi», dice Papa Ratzinger, aggiungendo a braccio: «e che mi era diventato un vero amico». Piove e fa freddo. La piazza San Pietro è squassata dal vento ma il clima dell’incontro sembra non risentire delle circostanze atmosferiche. È un ritrovarsi di amici quello tra gli ottantamila ciellini e Benedetto XVI. L’occasione è il pellegrinaggio per i 25 anni del riconoscimento della Fraternità di Comunione e Liberazione.
Il Papa cita «l’ultimo incontro» in occasione dei funerali di Giussani, da lui celebrati a Milano due anni fa. Ricorda che «lo Spirito Santo ha suscitato nella Chiesa», attraverso don Gius, un movimento «che testimoniasse la bellezza di essere cristiani in un’epoca in cui andava diffondendosi l’opinione che il cristianesimo fosse qualcosa di faticoso e di opprimente da vivere». Don Giussani «s’impegnò allora a ridestare nei giovani l’amore verso Cristo... ripetendo che solo lui è la strada verso la realizzazione dei desideri più profondi del cuore dell’uomo, e che Cristo non ci salva a dispetto della nostra umanità, ma attraverso di essa».
Il Papa ripete che Giussani «cresciuto in una casa povera di pane, ma ricca di musica – come amava egli stesso dire – sin dall’inizio fu toccato, anzi ferito, dal desiderio della bellezza, non di una bellezza qualunque. Cercava la Bellezza stessa, la Bellezza infinita che trovò in Cristo». Cita poi alcuni degli incontri avvenuti tra il fondatore di Cl e Giovanni Paolo II, ribadendo «che l’originale intuizione pedagogica di Cl sta nel riproporre in modo affascinante e in sintonia con la cultura contemporanea, l’avvenimento cristiano, percepito come fonte di nuovi valori e capace di orientare l’intera esistenza». Il movimento, aggiunge, è nato «nella Chiesa non da una volontà organizzativa della gerarchia, ma originata da un incontro rinnovato con Cristo» e dunque «da un impulso derivante ultimamente dallo Spirito Santo». Fedeltà e comunione con il Papa e i vescovi, insieme a «spontaneità e libertà» offrono la «possibilità di vivere in modo profondo e attualizzato la fede cristiana». Con poche parole, Ratzinger ridefinisce ormai superate contrapposizioni: la dimensione istituzionale e la dimensione carismatica, di cui i movimenti sono un’espressione significativa, sono entrambe essenziali. Nella Chiesa infatti «anche le istituzioni essenziali sono carismatiche e d’altra parte i carismi devono in un modo o nell’altro istituzionalizzarsi per avere coerenza e continuità». Infine, il Papa ha ripetuto ai ciellini il mandato che già Giovanni Paolo II aveva loro affidato: «Andate in tutto il mondo a portare la verità, la bellezza e la pace, che si incontrano in Cristo redentore».