E Ratzinger il romano benedisse i «suoi» concittadini

ALEMANNO/1 «Da lui un messaggio di solidarietà e convivenza»

Roma «città dell’accoglienza». Roma «città multietnica e multireligiosa», capace «di trovare la forza per esigere da tutti il rispetto delle regole della convivenza civile e respingere ogni forma di intolleranza e discriminazione». Roma «faro di vita e di libertà, di civiltà morale e di sviluppo sostenibile». Roma «operosa che si trova ad affrontare gli effetti di una crisi economica globale, le sfide faticose dell’integrazione, il bisogno di sicurezza e di legalità, la ricerca di un’identità profonda e al tempo stesso proiettata verso il futuro». Roma «città della vita», dove ogni persona umana ha diritto «alla sua identità spirituale e alla sua integrità fisica». Roma «felix, ovvero città della speranza, che in grande misura nei secoli passati ha tratto coraggio dalla fede cristiana e che vuole continuare ad essere una città dove, grazie allo sforzo di tutti, si riesca a superare le gravi difficoltà del momento per assicurare ad ogni suo abitante creativa e pacifica convivenza, dove ognuno possa esprimere liberamente le proprie convinzioni politiche e religiose».
Mille Rome, una sola grande città, piena di problemi, di contraddizioni, di emergenze, di paure. Ma piena anche di risorse, di umanità, di calore, di speranze. È quella che ha ricevuto ieri il papa suo vescovo, Benedetto XVI, nel suo cuore amministrativo, il Campidoglio. Ricevendone tante belle parole, la confessioen di sentirsi un po’ romano (ma non ha azzardato, Benedetto XVI, qualche frase in romanesco come fece il suo predecessore Giovanni Paolo II) e una accorata preghiera: «Dio benedica Roma e tutti i suoi abitanti», ha detto il pontefice.
È stato un gran giorno per Roma, ieri. E lo è stato a maggior ragione per il suo cittadino numero uno, quel Gianni Alemanno che ha accompagnato passo passo il pontefice nella sua visita capitolina, dal momento in cui è giunto ai piedi delle scale di Sisto IV, all’ingresso di palazzo Senatorio, davanti all’ineffabile lupa, a quando si è allontanato per recarsi in visita al vicino monastero di Santa Francesca Romana, in via del Teatro Marcello. «Credo che la giornata di oggi (ieri, ndr) sia stata molto romana e molto universale - dirà poi Alemanno ha detto ai giornalisti riuniti nella sala della Protomoteca -. Il messaggio del Papa si è richiamato a dei valori fondamentali, centrali della persona umana. La solidarietà, la convivenza e la sicurezza partono tutte dal valore dell’uomo. Questo il messaggio che viene con grande forza da Benedetto XVI». A chi gli faceva notare che la piazza del Campidoglio non fosse stracolma quanto forse ci si attendesse, Alemanno ha risposto piccato: «Voglio sottolineare che la piazza era piena, era strapiena. C’era la statua che poteva coprire una parte della superficie, in realtà c’era moltissima gente per essere lunedì mattina. E poi cerchiamo di non essere faziosi».
Alemanno ha dedicato anche un po’ di tempo alla folla. Salutato Benedetto XVI ha stretto mani, salutato i rappresentanti delle Acli e si è fatto fotografare insieme con i fedeli. Il primo cittadino è stato accolto con un «grazie» anche dai piccoli bambini rom del campo di Tor di Quinto. I bimbi lo hanno ringraziato per la casa famiglia che verrà intitolata a Benedetto XVI nella quale, ha spiegato il sindaco, potranno «giocare, ma anche imparare un mestiere». Alemanno si è fermato anche ad ascoltare le ragioni dei rappresentanti dei 116 lavoratori di un supermercato, tutti licenziati. «Siamo disperati. Hanno licenziato anche coppie sposate, che ora si trovano senza lavoro», hanno detto al sindaco, che ha promesso un incontro. Infine il sindaco ha annunciato la creazione di «un Osservatorio per la libertà religiosà, dal quale si leverà un costante messaggio a difesa della libertà dei credenti nel mondo perché cessi l’indifferenza e il silenzio sui tanti crimini che ancora purtroppo si compiono per motivi ideologici e di odio fondamentalista» e ha voluto rivolgere un ringraziamento «per la quotidiana azione» alle 335 parrocchie romane che svolgono un servizio «non solo per i fedeli ma per tutte le donne e gli uomini della nostra città».