E la religione del riordino si infilò nell'armadio

Col suo metodo drastico per sistemare cassetti e librerie, la giapponese Kondo ha conquistato migliaia di adepti (e venduto oltre due milioni di copie) in tutto il mondo Con una promessa: rassettare la casa significa cambiare anche la propria vita

«Does it spark joy?», «ti dà gioia?» è la frase che Jamie Lee Curtis ha consigliato come tatuaggio a Sigourney Weaver. È il motto di Marie Kondo, una trentenne giapponese che è ormai entrata nelle vite di centinaia di migliaia di persone, nella loro intimità più privata e nascosta: nei cassetti, negli armadi, tra i ripiani, fra le mensole, nei mobiletti, nelle librerie, nei bauli, nelle cassapanche, perfino fra gli scaffali del bagno. Marie Kondo è la sacerdotessa del riordino, con adepti in tutto il mondo. Fedeli al «metodo Konmari», regole precise e non modificabili, sistema rigoroso e senza sbavature per ripulire e mettere ordine nella propria casa. Il magico potere del riordino non è un libro-manuale, anche se solo in Italia è arrivato alla dodicesima edizione da ottobre 2014 (lo pubblica Vallardi, pagg. 256, euro 13,90), ha venduto 150mila copie (oltre due milioni nel mondo) ed è in testa alle classifiche da febbraio: è una religione, che conquista seguaci soprattutto in Europa, in Giappone e negli Stati Uniti. Per ottenere un'occhiata di Marie Kondo al proprio armadio c'è una lista d'attesa di almeno tre mesi. Tiene corsi per «signorine» e per uomini d'affari, Time l'ha inserita fra le cento persone più influenti del 2015. Di lei chiacchieravano, come di una celebrità, Jamie Lee Curtis (che si dichiara sua seguace e l'ha definita «una Mary Poppins di oggi») e Sigourney Weaver su Interview ; su Twitter e Instagram c'è chi pubblica foto delle proprie calze riposte sullo scaffale come Marie Kondo comanda, del frigorifero «Konmari» style, delle magliette piegate e impacchettate a dovere ed esibite come un trofeo, perfino di un quadro di fine Ottocento, lo Studio su una ragazza che sistema la biancheria di William Henry Margetson, che rappresenta una giovane impeccabile e sorridente con in mano il cesto dei panni stirati e pulitissimi.

Quella del riordino è una setta trasversale che crede nel potere salvifico e salutare del buttare via: perché l'armadio si sistema definitivamente soltanto così, facendo piazza pulita della gran parte della propria roba, vestiti e accessori alla fine andranno ridotti a un terzo o forse a un quarto, tutto il resto finirà nella spazzatura. Grandi sacchi neri: è questa l'unica arma segreta che bisogna avere al fianco quando si entra nell'armadio e si comincia il «festival del riordino». Marie Kondo dice che qualcuno dei suoi seguaci è arrivato addirittura a duecento sacchi stracolmi di vestiti, libri e oggetti vari, e non è che avessero una reggia. Anzi, più le stanze sono piccole - come quelle giapponesi - più sono stipate: lei stessa racconta che, quando frequentava le scuole medie, solo nella sua cameretta raccolse otto sacchi di cui sbarazzarsi. Aveva appena letto il libro che le avrebbe cambiato la vita (tutti i guru hanno un guru, a loro volta): «Suteru!» Gijutsu , cioè «L'arte di buttar via», di Nagisa Tatsumi; e si capisce molto della disciplina del riordino se si pensa che ora Marie Kondo non possiede più nemmeno quel manuale, così fondamentale per lei e la sua carriera. Ma così è il riordino: non ammette deroghe, solo regole. E quindi bisogna partire buttando, buttando senza pietà, senza remore e senza sensi di colpa, basta ringraziare le cose per avere assolto al loro compito, per averci reso felici anche magari soltanto per una serata o un'estate, ma poi infilarle nel sacco nero. Per esempio, tutti i vestiti vanno tirati fuori dall'armadio e messi sul pavimento. Si formerà una montagna e solo allora, quando li avrete «liberati» dalla prigione degli scaffali e dei cassetti, potrete scegliere, in base al motto: «Mi dà gioia?». E se la risposta è sincera, ed è no, allora non c'è da indugiare.

In totale, Marie Kondo è riuscita a far gettare nella spazzatura oltre un milione di pezzi. Fa paura? Un po'. Però lei spiega di avere dedicato al riordino «l'80 per cento» della sua esistenza, e anche questo potrebbe fare paura (ha cominciato leggendo riviste per casalinghe, poi ha tormentato tutti i membri della sua famiglia, fino a che si è specializzata all'università nell'«arte del riordino»). Come il fatto che, appassionata di libri, sia riuscita a ridurre la sua biblioteca a una trentina di volumi, che tiene nell'armadio. Ma questi dettagli che possono generare un po' di inquietudine nella persona normalmente caotica, tranquillamente confusionaria (nelle due varianti: inconsapevole oppure orgogliosa di esserlo), per i fedeli del riordino sono applicazioni ferree di un principio base. Non si può cominciare a riordinare prima di avere fatto pulizia, «categoria per categoria» (in quest'ordine: vestiti, libri, carte, oggetti misti e, solo alla fine, i ricordi): e pensate che spettacolo, l'armadio vuoto che si può fare risplendere da cima a fondo, e poi ri-riempire, ma molto meno, secondo i canoni del metodo Konmari: per quanto possibile va tutto piegato a partire dal suo «punto magico», poi impilato rigorosamente in verticale; per i vestiti, vanno tutti appesi «salendo verso destra», in modo che a sinistra ci siano quelli più pesanti per colore e materiale e a destra quelli più leggeri. E a quel punto, spiega Marie Kondo, di fronte a questo armadio perfettamente riordinato, «inspiegabilmente il nostro cuore batte forte e l'eccitazione delle cellule del nostro corpo è palpabile». Sembra folle? Il fatto è che il riordino, secondo il Konmari, ha il «magico potere» di ripulirci l'animo, di farci capire le nostre vere priorità, perché ci costringe a scavare nel passato, a mettere ordine nella nostra vita, a scegliere, a liberarci di ciò che è inutile. Tanto per fare un esempio, una sua seguace le ha scritto: «Sono riuscita a distinguere con chiarezza le cose di cui avevo bisogno e quelle di cui non avevo bisogno: il risultato è che ho lasciato mio marito e ora mi sento molto meglio». Il riordino secondo Marie Kondo dà fiducia e autostima, ma non concede sconti: non ci si può mai arrabbiare con gli altri perché sono disordinati, bisogna sempre partire da se stessi e sistemare il proprio. Poi, buttato e ripulito e risistemato tutto, allora, solo allora, si può anche cambiare marito...