E "Report" mescola affaristi, boss e la banca dei Vip

Inchieste a senso unico. La Gabanelli descrive i rapporti tra la svizzera Arner Bank e Ciancimino. Allusioni al gruppo Mediaset. La conduttrice chiede al premier e ai suoi figli di spostare  i conti in un altro istituto

A Report, la trasmissione di Milena Gabanelli, lo scudo fiscale proprio non piace e lo ha dimostrato ieri sera, mandando in onda un’inchiesta in cui ha infilato un po’ di tutto; banche, fiduciarie, evasori fiscali e grandi mafiosi in un ping pong continuo tra Italia e Svizzera. Un’inchiesta incentrata sulla Arner Bank di Lugano, con corredo di allusioni alla Banca Mediolanum.
Sullo sfondo emergono la Fininvest e Berlusconi, citato come cliente prestigioso della stessa Arner, anzi il cliente numero uno e a cui la Gabanelli alla fine ha rivolto un appello: visto che la Banca Arner è stata commissariata dalla Banca d’Italia sarebbe auspicabile che il Cavaliere i suoi figli, Marina e Pier Silvio, spostassero i loro conti in un istituto italiano al di sopra di ogni sospetto. Tutto qui, l’annunciato affondo contro il Cavaliere è risultato blando, anche se nel servizio di Paolo Mondani non sono mancate allusioni al gruppo Mediaset e alla banca Mediolanum.
Report ha acceso i fari sulla «banca dei numeri uno» come è stata definita la Arner che ha sede a Lugano, ma la cui filiale di Milano è finita nel mirino delle Fiamme gialle lo scorso giugno, su segnalazione della Banca d’Italia. La notizia non è nuova, la svelò per primo, guarda un po’, L’espresso l’estate scorsa, riproponendo il percorso di altri scoop, la cui genesi non è mai chiara, sempre a cavallo tra le procure e certi giornalisti, a dispetto del segreto istruttorio.
Un’inchiesta, quella della nota trasmissione di Raitre, partita dalle inchieste su Ciancimino e in particolare sul costruttore siciliano Francesco Zummo, che avrebbe nascosto alla Arner 13 milioni di euro per sfuggire ai sequestri disposti dalla procura di Palermo. Report ha ripreso notizie già uscite sulla stampa, aggiungendo interviste, alcune anonime, anche con banchieri italiani e svizzeri, che hanno spiegato come e perchè si evade in Italia. Una di queste testimoni ha svelato che anche un politico di livello nazionale, fino a qualche anno fa faceva lo «spallone»; ma il nome non è saltato fuori. La Gabanelli ha inserito queste affermazioni in un contesto più ampio, quello dello scudo fiscale, che nel 2001 e nel 2003 permise di mettere in regola circa 78 miliardi di euro.
Proprio in quegli anni apparvero dal nulla molti nuovi ricchi che acquistarono a tutto spiano pacchetti azionari, attività commerciali e gonfiarono a dismisura la bolla speculativa sugli immobili con la quale, in parte, ancora stiamo facendo i conti.
Allora a fronte di quell’enorme massa di denaro furono inviate circa 90 segnalazioni di operazioni sospette, di cui nessuna dalla Sicilia, ovvero una miseria. Il terzo scudo - questa è la considerazione ascoltata ieri sera - coprirebbe molti più reati dei due precedenti; inoltre alleggerirebbe ulteriormente l’obbligo di segnalare le operazioni sospette che i vari operatori finanziari sono obbligati a inviare alla Banca d'Italia. L’anonimato di fatto impedirebbe di intercettare non solo i capitali frutto dell’evasione tradizionale, ma anche il denaro sporco legato a vere e proprie frodi fiscali o di origine criminale. Accuse già lette sui giornali di sinistra e ascoltate ad Annozero, qualche settimana fa, ma sempre smentite tenacemente dal governo e in particolare dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti, ideatore dello scudo.
In questo calderone Report ha infilato gli imprenditori che evadono, la mafia, la Arner invitando Berlusconi a distanziarsi dall’istituto. Un servizio giornalistico confezionato con la consueta abilità, ma con poche vere novità.