E la Republika Srpska adesso minaccia un referendum per separarsi dalla Bosnia

Banja Luka. I deputati del Parlamento serbo bosniaco hanno minacciato di indire un referendum per la secessione dalla Bosnia, qualora la maggioranza degli Stati membri dell’Onu e dell’Unione europea riconoscesse l’indipendenza del Kosovo. Il Parlamento della Repubblica serba di Bosnia, riunito giovedì sera in seduta straordinaria, ha adottato una risoluzione che dichiara «illegale» quella dichiarazione di indipendenza perché viola l’integrità territoriale della Serbia. «L’Assemblea popolare della Republika Srpska ritiene quindi di potersi riservare il diritto di decidere la propria posizione riguardo il proprio status giuridico e istituzionale con il ricorso al referendum», recita la risoluzione. Gli accordi di Dayton che misero fine alla guerra del 1992-1995 hanno diviso la Bosnia in due entità federate: quella serba e quella croato-musulmana. I serbo bosniaci vogliono mantenere un elevato grado di automonia e rapporti stretti con la Serbia; i musulmani e i croati sono per uno Stato forte in grado di portare il Paese nell’Unione europea.
Il primo ministro serbo bosniaco, Milorad Dodik, intervenendo in Parlamento, ha affermato che nessuno vuole fughe in avanti. «Non siamo avventurieri e non abbiamo piani per avanzare adesso una decisione riguardo l’indipendenza. Si può ricorrere al referendum soltanto una volta, se e quando lo decideremo.
Non si gioca su questo».
Ma l’ambasciatore statunitense a Sarajevo, Charles English, ha affermato che nessuna regione può separarsi dal Paese le cui «strutture di autodeterminazione» sono definite dagli accordi di Dayton. «È un concetto anticostituzionale», ha detto ai giornalisti.
Dodik però da parte sua ha esortato musulmani e croati ad accettare come un dato acquisito la Repubblica serba, affinché le due entità possano convivere pacificamente: «Se non avremo alcuna risposta, trarremo le nostre conseguenze e adotteremo un’altra politica».