E Riccardi punta al Campidoglio con il Terzo polo

RomaLui smentisce, o meglio, confonde le acque: «Non credo che una mia candidatura a sindaco di Roma sia percorribile. L’avrei accettata forse in età più giovane». Ma, si sa, l’uso del condizionale è sempre pericoloso, soprattutto quando a parlare, e di politica, è un ministro tecnico del governo di professori di Mario Monti. Il protagonista dell’ultimo mistero che riguarda un componente dell’esecutivo è Andrea Riccardi, ministro della Cooperazione. Verità o pettegolezzo, la voce rimbalza in tutti i palazzi: Riccardi candidato sindaco a Roma nel 2013 contro Alemanno e Zingaretti. E ieri l’ha commentata ufficialmente il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto: «Sappiamo bene che sui giornali compaiono notizie vere, semivere e false - ha precisato l’esponente del Popolo della libertà -. Non sappiamo a quale di queste categorie appartenga l’indiscrezione secondo la quale candidato a sindaco di Roma in alternativa al nostro sindaco Gianni Alemanno sarebbe il dottor Riccardi», ministro di un governo «che sosteniamo». Comunque sia, avverte Cicchitto, in questa storia vera o presunta c’è una gigantesca «contraddizione», perché «il ministro di un governo amico non può diventare poi nemico alla prima occasione elettorale, per di più caratterizzata dal grande rilievo che ha la capitale d’Italia».
Sarebbe nemico, Riccardi, perché lo schieramento che dovrebbe candidarlo è il Terzo polo di Fini, Casini e Rutelli. C’è la Chiesa dietro questa ipotesi. Riccardi è fondatore della comunità di Sant’Egidio, già biografo di Giovanni Paolo II, e il suo avvicinamento al governo sarebbe dipeso molto dal suo profilo di vicinanza al Vaticano, oltre che dal suo prestigio di professore di Storia contemporanea.
Casini farebbe buon viso a cattivo gioco, Riccardi ci starebbe perlomeno pensando, anche se ripete che quello che gli sta a cuore è il lavoro del governo di cui fa parte, e che si sente troppo anziano per fare il sindaco.
Dalla Comunità di Sant’Egidio, come si può immaginare, non trapela nulla. Per il suo futuro, Riccardi non vede ruoli strettamente politici. Ha più il physique du role della carica istituzional-professorale. Ma è vero anche che il Campidoglio non è Montecitorio, c’è una società civile alla base di molte scelte di amministrazione cittadina. Quel che è certo è che i rumors su questa possibile candidatura stanno facendo innervosire sia il Pd che il Pdl. Il Pd forse ancora di più, dato che in ambienti democratici si insiste col dire che il presidente della Provincia e candidato in pectore Nicola Zingaretti sarebbe avanti di 13 punti sullo sfidante Alemanno. Ufficialmente il partito di Bersani, però, non si mostra preoccupato, e anzi polemizza con il Pdl: «Sono del tutto ingiustificati gli attacchi provenienti da esponenti del centrodestra nei confronti del ministro Riccardi - critica il capogruppo Pd in consiglio comunale Umberto Marroni -. Attacchi irresponsabili dettati dal nervosismo per la paura di perdere le elezioni a Roma. Peraltro tali affermazioni risultano pretestuose in quanto basate su semplici illazioni riportate da alcuni quotidiani».
Se dovesse «risultare vera» l’ipotesi di una candidatura al Campidoglio di Riccardi, commenta l’ex sottosegretario Daniela Santanchè, leader del Movimento per l’Italia, «finirebbe il bluff del governo tecnico. Questo esecutivo invece di pensare agli interessi degli italiani, al salva e cresci Italia, sta solo organizzando il proprio partito e pensa alla campagna elettorale».