E Rifondazione finisce nel vicolo cieco

I l momento peggiore della giornata, per il povero senatore Milziade Caprili, è stato quello in cui Domenico Fisichella (ex An, oggi margheritino pentito) si è fatto largo nel capannello che lo circondava e gli ha teso la mano. «Bravo Milziade, sei stato coraggioso».
Caprili è l’esponente di Rifondazione che ieri ha dichiarato che il decreto anti-romeni non è affatto male e che il popolo, anche di sinistra, non ne può più di immigrazione incontrollata e campi rom. Una specie di bomba, dentro il Prc, che quel decreto lo giudica «inaccettabile» e «razzista», e fa sapere di non poterlo votare senza modifiche sostanziali. Sul senatore, ribattezzato dai suoi «il Caprili espiatorio», si sono abbattute ieri le reprimende dei compagni di gruppo: «Sei a destra di Fini!», lo stavano contestando proprio quando l’ex finiano Fisichella gli ha stretto la mano. Ma il tormento di Rifondazione va ben oltre il caso Caprili. A quel decreto, infatti, si ribella il suo stesso Dna culturale, per i fantasmi che evoca: «espulsioni indiscriminate», «deportazioni di massa», «caccia alla strega romena». E però senatori e deputati temono che toccherà ingoiare anche questa. Per non mettere in crisi il governo e per non rompere la nascente Cosa rossa, perché la Sinistra democratica di Mussi già fa sapere che «non si può spaccare la maggioranza su un terreno così impopolare». Oggi, al Senato, dovranno dare via libera ai presupposti di costituzionalità del provvedimento, perché non si può smentire il «sì» al decreto dato da Paolo Ferrero in Consiglio dei ministri. Un sì dettato da Bertinotti in persona, e in cambio del quale Prodi ha pubblicamente garantito al Prc la commissione d’inchiesta sul G8 di Genova. E ieri da Bertinotti è arrivato un chiaro segnale sulla linea da tenere: sulla sicurezza, ha detto il presidente della Camera, è ora che «la sinistra faccia autocritica». Si tenterà (contando sulle pressioni della Ue e dei penalisti, critici sul decreto) di ottenere delle modifiche più garantiste, e si spera che il governo ne accetti almeno alcune. Ma il timore è che in aula, soprattutto al Senato, si crei una maggioranza anomala su emendamenti in senso contrario presentati dalla Cdl. Anche perché da Fassino, Rutelli e Amato arrivano appelli all’«intesa» con il centrodestra, nella speranza che la massima unità del Parlamento possa parare i contraccolpi internazionali che si stanno creando. Se accadesse, il Prc si troverebbe in un vicolo cieco, costretto a votare contro il decreto. E contro il governo.