E le rivolte di Parigi rilanciano Cofferati

Luca Telese

da Roma

Si scrive banlieue, si legge Cofferati. O almeno così accade in Italia, dove la rivolta violenta delle periferie francesi ha prodotto una sorta di rabilitazione a orologeria del Cinese da parte dei principali leader dell’Unione che in un primo momento non si erano addentrati nelle polemiche divampate all’ombra delle Due Torri. Tanto erano stati prudenti e cauti nei giorni scorsi - i dirigenti dell’Unione - tanto si sono rivelati entusiasti del sindaco di Bologna ieri.
Prendete ad esempio il leader della Margherita Francesco Rutelli: «Cofferati - ha detto - si è trovato di fronte a un muro, bisognava dire sì o no. Ha fatto bene a dire sì alla legalità». Non solo: ieri, ospite del programma di Maurizio Costanzo su Canale 5 Rutelli si è quasi dichiarato predecessore e «modello» di Cofferati sulla linea dura, ricordando la propria esperienza di amministratore capitolino: «Da sindaco - ha ricordato Rutelli - ho fatto centinaia di sgomberi. E in certi casi, è necessario che tali notizie finiscano sui giornali, ma nella stragrande maggioranza dei casi è meglio di no perché possono esasperare la situazione e non necessariamente risolverla». Segue aneddoto: «Una volta, in un campo nomadi abbiamo trovato una Ferrari e 7 Bmw di lusso: quella volta l’ho fatto sapere al Prefetto e alla stampa, perché era evidente che avevamo a che fare con associazioni a delinquere». E Massimo D’Alema? Sulla stessa lunghezza d’onda: ospite di Omnibus, su La7, ieri mattina ha aggiunto la sua voce a quella di Rutelli con identiche motivazioni: «Io penso che Cofferati faccia bene ad agire per garantire ordine e legalità: legalità che ritengo faccia parte del nostro Dna». Di più: «Tutto lo sforzo del sindaco di Bologna - ha continuato il presidente dei Ds - è per garantire accoglienza insieme a solidarietà e legalità: Cofferati ha agito senza dubbio per garantire una situazione più ordinata alla città di Bologna ma anzitutto per trasferire gli immigrati in strutture diversamente accoglienti. Noi - ha sottolineato D'Alema - dobbiamo fare una politica di accoglienza degli immigrati: è una necessità per il nostro Paese come per tutti gli altri Paesi occidentali che ricevono immigrati e di cui ne hanno bisogno. Dobbiamo lavorare - ha concluso - perché si integrino nella comunità». E di identico avviso si mostra Enrico Boselli, segretario dello Sdi che invoca la caduta del veto contro i radicali nell’Unione e censura le componenti più radicali della coalizione, quelle che «difendono lotte di massa magari non tanto violente ma sicuramente illegali, come sta accadendo a Bologna contro Cofferati». Persino il vicepresidente della Commissione europea Franco Frattini, che pure è espressione della Casa delle libertà, solidarizza con il Cinese: «Un sindaco è obbligato a far rispettare le leggi, quindi condivido quello che sta facendo Cofferati».
Insomma, quasi un coro, infranto solo da chi nella sinistra radicale - ovviamente - vede invece una comune radice di errore nella linea del sindaco di Bologna e in quella del ministro dell’Interno francese. Così, l’ex leader di Potere Operaio Oreste Scalzone, latitante a Parigi, ha detto: «La tolleranza zero propagandata in coppia con il mito illusorio del rischio zero è un indice del carattere delirante di certe politiche. Quella di Sarkozy - dice - come quella di Cofferati in Italia». Elevato a modello, paragonato a Sarkozy: si scrive banlieue, ma da noi si legge Bologna. E il Cinese incamera l’esito imprevedibile dell’effetto Francia.