E Roma taglia la poltrona del presidente

(...) le risorse e le competenze soppresse ai Comuni. Futuro dietro l’angolo, dunque. E al di là delle divisioni sugli avanzi di bilancio, sulle quote dei debiti e dei crediti e sulla collocazione del personale oltreché su chi si porta a casa la bandiera con lo stemma di via Vivaio. sorprende che l’inquilino di Palazzo Isimbardi non commenti la notizia. Abituati a essere bombardati di email con commenti e note su quanto (politicamente, s’intende) accade tra Milano e Roma, stavolta Filippo Penati sceglie la strada del silenzio. Difficile, anche per lui - con alle spalle ventidue anni di onorata carriera politica - dettare un’annotazione su questo finale. Che non è quello da lui ipotizzato, con tanto di “lista del presidente“ che corre (e vince) alle Provinciali. Va a casa, secondo l’indiscrezione della notizia Ansa, perché non c’è più la poltrona su cui sedersi. Gliela toglie il governo. E questa è una certezza.