E le ruspe fanno scomparire un altro villaggio

Distrutta l’ultima casa di un Paese di 1500 abitanti: a ciascuno un rimborso di 57 dollari

Lì dove ad agosto crescerà l’erba c’erano fino a venerdì case e famiglie. Tra qualche mese non se ne ricorderà più nessuno. Chaoyang risplenderà di giardini, alberi e marmi scintillanti. Atleti, squadre e pullman imbandierati faranno la spola verso stadi e impianti olimpici. Nessuno immaginerà che al posto del cosiddetto Yangshan Park e dei suoi splendenti archi marmorei sorgeva, fino al 24 aprile, l’omonimo villaggio di Yangshan abitato da 550 famiglie, per un totale di circa 1500 fra uomini, donne e bambini. L’ultimo residente, il signor Su Xiangyu, come raccontava ieri il Washington Post, se n’è andato venerdì inseguito dai bulldozer. Gli stessi impietosi bulldozer che, in pochi mesi hanno fatto «tabula rasa» di tutte le abitazioni del vecchio e ingombrante villaggio alla periferia di Pechino. Un quartiere troppo povero per rientrare nel nuovo ordine architettonico imposto dai Giochi Olimpici.
Quel nuovo ordine ha portato, negli ultimi sette anni, al trasferimento forzato di centinaia di migliaia di persone e alla distruzione di centinaia di villaggi poco in linea con i progetti studiati dagli architetti olimpici. Chi, come il signor Su Xiangyu o il suo vicino Wang Lianmin, ha tentato di opporsi si è ritrovato la casa circondata dalla polizia e ha assistito alla sua distruzione a colpi di benna. «Quando fai causa allo stato non puoi mai vincere», ammette ora lo sconsolato Su. La sua disperata resistenza iniziò il 7 marzo 2005 quando un funzionario della North Star Group, l’impresa responsabile dello sviluppo dell’area, recapitò a tutte le famiglie di Yangshan il primo ordine di sgombero. I ricorsi di Su, Wang e di tutti gli altri illusi residenti vennero respinti in una serie di scontati quanto fulminei dibattimenti. Alla fine del 2006 soltanto 12 famiglie erano ancora convinte di potersi opporre alle ruspe.
Ora, dopo l’ultimo colpo di benna resta irrisolto il problema di una nuova sistemazione. Come gli altri centomila «sfollati olimpici» anche i residenti di Yangshan sono stati risarciti con una manciata di dollari. Ma dopo i Giochi, quando non ci sarà più bisogno di parchi e giardini da esibire, i loro ex terreni si trasformeranno in lotti nuovamente edificabili su cui disseminare appartamenti da oltre mille dollari al metro quadrato. Il signor Sun Yongliang l’ultimo residente di Yangshan rimborsato dallo Stato, non è riuscito a mettersi in tasca più di 57 dollari. L’imminente festa olimpica verrà ricordata da lui a da tutti gli altri nuovi «senza tetto» cinesi come un disastroso terremoto.