E Sangalli rimanda a settembre il Dpef «Inaccettabile una crescita così modesta»

Gian Battista Bozzo

da Roma

«Se, nonostante la riduzione del cuneo fiscale, la crescita economica del 2007 si fermerà all’1,2%... insomma, è una cifra modesta». Carlo Sangalli, presidente della Confcommercio, rimanda a settembre il governo sul Dpef: vuole vedere quali saranno, nella legge finanziaria, le misure strutturali per frenare la spesa pubblica. Se i tagli ci saranno, allora sarà più facile chiedere a tutti di fare la propria parte. Altrimenti, spiega, resta soltanto una manovra restrittiva da 20 miliardi.
Presidente, le piace il Dpef?
«È un testo ambizioso per quanto riguarda i conti pubblici, e realista sulle previsioni di crescita dell’economia. Ma è importante che il realismo non sia rassegnazione: perché, davvero, non possiamo rassegnarci ad una crescita dell’1,2% nel 2007 per arrivare all’1,7% nel 2011. E questo, tanto per fare un paragone, mentre la Cina cresce dell’11% quest’anno».
È un giudizio che sa un po’ di bocciatura.
«Per noi il Dpef è rimandato a settembre. Allora si vedrà, con la legge finanziaria, quali saranno - cito proprio il documento - le misure strutturali dirette a piegare la dinamica della spesa pubblica. Ci vuole un po’ di coraggio, ma non credo che ci sia necessità di lacrime e sangue. Se questo coraggio ci sarà, io penso che sarà più facile chiedere a tutti di fare la propria parte. Altrimenti, resterebbe il dato di una manovra restrittiva da 20 miliardi di euro, che rischia di tradursi in una riduzione dei consumi delle famiglie di circa 5 miliardi di euro».
Il Dpef conferma la promessa elettorale del taglio di 5 punti del cuneo fiscale. Sembra di capire che lei non consideri questa misura determinante per la ripresa economica.
«Sarà un aiuto, certo. Ma tutto si risolverà in una crescita del Pil attesa, appunto, nella modesta misura dell’1,2%. La riduzione del cuneo va comunque fatta per ridurre il costo del lavoro e assicurare un maggiore salario netto ai lavoratori, che è un’esigenza comune. Perciò, francamente non mi convince l’ipotesi di una riduzione selettiva, riservata alle imprese che esportano. Comunque, la riduzione del cuneo non risolverà il problema di fondo della nostra economia, che è la scarsa produttività. Un problema che si affronta con più concorrenza, e più sostegno all’innovazione».
A proposito di concorrenza: come convivete con il decreto Bersani-Visco?
«Abbiamo chiesto alcune modifiche essenziali sull’Iva per gli immobili, sugli adempimenti telematici che devono essere opzionali e non obbligatori, sugli studi di settore. Chiediamo che vengano rafforzati i requisiti professionali nel campo dei pubblici esercizi e della panificazione. L’importante è che le liberalizzazioni non si fermino, allargandosi in particolare al mercato dell’energia e dei servizi pubblici locali».
Dunque, Dpef rimandato a settembre. Ma solo sul merito o anche sul metodo? Per essere chiari, il governo ha tanto parlato di concertazione e poi vi ha presentato un piattino pronto.
«Vedremo se sulla Finanziaria ci sarà una concertazione reale. Non posso far finta di dimenticare che il tasso d’inflazione programmata è stato discusso dal governo soltanto con i sindacati confederali. Anche sulle liberalizzazioni del pacchetto Bersani, la concertazione si è fatta ex post. La Confcommercio rappresenta l’economia dei servizi, che contribuisce per il 65% al prodotto interno lordo e all’occupazione del Paese: ha il diritto-dovere di essere ascoltata».
Se sarete ascoltati, cosa chiederete al governo per la Finanziaria?
«Siamo disponibili a discutere senza tabù di molti argomenti, dalle pensioni alle infrastrutture, al sistema di incentivi alle imprese, all’evasione. Ricordando, innanzi tutto, che abbiamo necessità di meno spesa pubblica, e non di più tasse».