E la Santacroce fa la «mistress» sul web

«Volete rimanere con me dentro una stanza? Volete io sia la vostra Mistress per sessanta minuti? Da oggi è possibile avermi, pagando. Scrivetemi. isabellasantacroce@isabellasantacroce.com». La scrittrice italiana «estrema» ha lanciato così il 27 novembre scorso, dalle colonne del suo blog (http://isabella-santacroce.splinder.com), questa proposta. Una provocazione in forma di post - così si chiamano in gergo i «pezzi» pubblicati sui blog - o un annuncio vero e proprio? Certo è che la Santacroce si conferma assoluta regina italiana di quell’estetismo/estremismo di matrice wildiana che oggi più che mai vuole che l’artista si trasformi letteralmente nella sua principale opera d’arte. Diffusa in letteratura nel 1870 dal romanzo Venere in pelliccia di Leopolod von Sacher-Masoch, la mistress è la «padrona», il cui equivalente maschile è il mister, che esercita il potere sul suo «schiavo», in nome del reciproco piacere. Nel 2006, a undici anni di distanza dal suo esordio con Fluo. Storie di giovani a Riccione, Isabella Santacroce aggiorna la figura della mistress, la fornisce di indirizzo e-mail, la sottrae al dominio di una mitopoiesi che finora era stata maschile e mediata dalla fiction narrativa, rendendosi lei stessa disponibile. Alla domanda «Perché, Isabella, un’offerta del genere?», lei replica: «Rispondo con le parole del giornalista Valerio Falco, uno dei pochissimi ad avermi compreso: “Isabella è non solo una vera esteta, ma è anche uno dei maggiori libertini in circolazione, proprio perché ... pratica i vizi di cui poi infarcisce le sue torride narrazioni con fanciullesco candore, con algido distacco”».