E Schumi si sente inutile alle Rosse

nostro inviato a Budapest

Lo ricordate Kaiser Schumi? Il crucco mascelluto più vincente di sempre? L’uomo dei sette mondiali e delle mille e mille ancora vittorie?
Ecco, quell’uomo lì, Michael Schumacher, inizia a domandarsi che cosa diavolo ci stia a fare alla Ferrari. L’aveva già lasciato intuire in quel del Nurburgring, quando aveva svelato l’imbarazzante momento della prima correzione, del primo errore commesso durante un briefing. «Io farei così» – fu il senso del suo pensiero davanti ai tecnici della Rossa – e questi, con la devozione che si deve alle divinità, risposero: «Perdona, Michael, ma Kimi guida in un altro modo...».
Fatto sta, l’uomo con oltre 700 milioni di euro e altrettante buone ragioni per starsene a casa, si ritrova a far come il dipendente depresso a cui delegano pochi compiti; quasi Schumi, kaiser Schumi, rischiasse un involontario mobbing da sotto utilizzo.
In occasione del gran premio d’Europa in Germania, il campione tedesco ha infatti sollevato dei dubbi su come si adatterà, nel lungo periodo, al suo ruolo in Ferrari: «A questo riguardo – racconta – io e la Rossa non abbiamo ancora trovato una chiara linea... Devo ammettere che le mie conoscenze vengono limitate dal tempo che ho a disposizione. Dovrei invece tenerle aggiornate costantemente per poter essere davvero di aiuto al team... Ci sono diversi ex piloti che provano, ad esempio, a fare dei commenti su determinate cose, però li vedo in difficoltà. Semplicemente e probabilmente, non sono più così addentro alle cose come lo erano quando correvano...».
Quindi Michael Schumacher aggiunge: «Francamente non posso dire di aver fin qui trovato (sottinteso, nel nuovo ruolo in Ferrari, ndr) delle sfide che mi eccitano in modo particolare... Però in questa squadra ci sono sempre nuove opportunità, anche se non riesco ad individuare con precisione cosa vada bene per me... Anche se – conclude - qualcosa che mi piace c’è: sviluppare le vetture in strada. È molto divertente e credo di poter essere d’aiuto».