E la Scientifica accende i radar: caccia alla casa del sequestro

nostro inviato a Potenza

Seguendo un percorso tortuoso che parte da Vittorio Emanuele II e si dipana fin dentro le segrete stanze vaticane, il sostituto procuratore potentino Henry Jhon Woodcock s’è interessato a un «dettaglio» su cui sta lavorando la procura di Roma. Il pm dei vip ha infatti posto quesiti mirati a un importante prelato sul perché il boss della Magliana, Renatino De Pedis, era stato tumulato in una cripta di quella chiesa di Sant’Apollinare a Roma dove si sospetta possa esserci anche il corpo di Emanuela Orlandi. Woodcock lo ha chiesto a uno dei cerimonieri del Papa, monsignor Francesco Camaldo, da lui già precedentemente indagato nell’inchiesta che portò in cella il sovrano di Casa Savoia, per aver chiesto al superteste Massimo Pizza (faccendiere discusso, legato all’ufficio K del Sismi, gola profonda della procura di Palermo nell’inchiesta sui «Sistemi criminali») di oscurare un sito internet pieno di informazioni sgradite alle sfere vaticane. L’interesse di Woodcock per il decano dei cerimonieri di Sua Santità prende il là proprio da alcune dichiarazioni di Pizza, nome in codice «Polifemo», sulla guerre fra logge massoniche e sul legame tra il Vicariato e il defunto faccendiere Giorgio Rubolino, coinvolto (e poi prosciolto) nelle inchieste sulla morte del giornalista Angelo Siani e su una truffa da 120 milioni di sterline ai danni della cattedrale di San Paolo a Londra. Quando morì le esequie fecero discutere, perché la cerimonia funebre venne celebrata nella chiesa di Sant’Anna dei Palafrenieri, l’unica parrocchia dello Stato della città del Vaticano. A officiare la messa ci pensò il cappellano delle guardie svizzere, Alois Jehle.
Per quindici segretario particolare del vicario di Roma, cardinal Poletti (l’alto prelato che autorizzò la tumulazione del boss in Sant’Apollinare) monsignor Camaldo ammette di conoscere Rubolino ma nega di aver fatto parte, insieme al faccendiere, di una non meglio specificata fondazione delle Guardie Svizzere di cui s’interessava personalmente il comandante dell’esercito pontificio, colonnello Alois Estermann, trovato morto ammazzato il 4 maggio 1998 nell’alloggio di servizio a Porta Sant’Anna insieme alla moglie al caporale Cedric Tornay.
Nell’interrogatorio Woodcock è diretto con il monsignore: «Senta, una cosa volevo chiederle. Ma a proposito di Rubolino, lei... lei dico, monsignor Camaldo, quando era... lei segretario di Poletti, vero?». Camaldo: «Sì». Woodcock: «Del cardinal Poletti. Lei, diciamo, ha partecipato anche lei all’istruttoria della pratica di sepoltura in Sant’Apollinare di De Pedis?». Camaldo: «No». E Woodcock: «Quindi questa è una cosa di cui lei non...». Camaldo taglia corto: «Non so niente, proprio nulla, nulla, nulla». Woodcock lo interrompe: «Lo dice così, quasi anticipando la mia domanda». Camaldo ribatte: «No, no, lei può fare tutte le domande che vuole, cioè io...». Woodcock inizia così ad incalzarlo: «Però, voglio dire, lei era il segretario di Poletti». Camaldo conferma, e precisa: «Io ero il segretario particolare ma sua Eminenza aveva... questo è conosciuto in tutto il mondo... rispondeva al telefono personalmente. Il cardinale non passava attraverso la segreteria, tutta la sua roba, la stragande maggioranza...». Ancora un’interruzione di Woodcock: «Sì, va be’, ma lei mi insegna che in tutte le segreterie... le pratiche le istruiscono le segreterie stesse». Camaldo non arretra: «Ripeto. Il cardinale faceva il 95% delle cose personalmente, cioè uno faceva il numero del cardinale e il cardinale rispondeva. Io non dovevo domandare niente a chi veniva...». Ok. Torniamo alla tomba del boss, dice Woodcock: «La pratica - ribatte Camaldo - mah... è stato il rettore di Sant’Apollinare, Vergari, a portare la proposta». Woodcock: «Quindi i familiari di De Pedis andarono da Vergari e Vergari andò da Poletti. Ma dico, lei però lo sapeva. Come segretario...». Camaldo nega: «No, l’ho saputo dopo, quando c’è stato questo (...)». Woodcock: «Dico, poi lei non si è confrontato col cardinale, nel senso che non è mai venuta fuori, perché è una cosa un po’ strana che Renatino De Pedis... lei sa chi era De Pedis?». Camaldo: «Adesso ho saputo tutto, dopo sto bailamme». Woodcock: «Ma Poletti lo sapeva chi era Renatino De Pedis, quello era stato in galera». Camaldo: «Non lo so, questo non lo so (...). Posso pensare che Vergari gliel’abbia sottoposta la prposta perché l’ha richiesto la moglie di De Pedis». Woodcock: «Se fossi stato in Vergari, avrei evitato...». Camaldo concorda: «Penso proprio... ha messo il cardinale in una situazione di imbarazzo... adesso è morto. Da allora, neanche il cardinale Ruini, nessuno, neanche lontanamente, ha sentito l’esigenza di chiamarmi e dire: “Franco, tu sai cos’è successo quel giorno?“...». Nessuno.