E Scola accusa i suoi ospiti

da New York

I greci dicevano che l’ospite è sacro, i latini ribadivano che est modus in rebus (nel senso che c’è un limite a tutto). Ma Ettore Scola, il regista impegnato convolato a New York per il decennale Medusa, non ce l’ha fatta proprio a tenersi. E con tipica incontinenza, ha colto l’occasione fornitagli da Medusa, sua ospite al tavolo d’onore del MoMa, per prodursi nel numero dell’intellettuale italiano, arrabbiato soprattutto all’estero (le esternazioni fuori casa, si sa, pagano sempre). «Avrei preferito una quindicina di case produttrici, invece che un monopolio come quello di Medusa», ha pestato i piedi l’autore de La cena, film ieri proiettato come prologo alla rassegna dei quattordici film. «Un tempo autori quali De Sica, Pasolini e Rossellini lavoravano insieme. Oggi, i giovani autori sono più individualisti e rinunciano a raccontare un Paese, che a loro evidentemente non piace proprio», ha sentenziato l’indignatissimo, con burbanza senatoriale. Ma loro, i «giovani autori», erano d’accordo? «Da morto, diranno: “Peccato, era un giovane autore. Chissà cosa poteva darci”», ha commentato Salvatores, con impeccabile ironia.