E scoppia la polemica sui trenta «gorilla della sacra fiamma»

Sono gli uomini della scorta cinese che segue la fiaccola olimpica. L’accusa: metodi brutali e mancato rispetto delle autorità locali

Per loro Pechino ha addirittura coniato il titolo di «Unità della sacra fiamma». A Londra, invece, sono diventati oggetto di una furibonda polemica politica, mentre il Comitato olimpico internazionale fa finta di nulla e si chiude in un imbarazzato silenzio. Sono i custodi della fiamma, trenta atletici e muscolosi “gorilla” in tuta bianco-azzurra incaricati dal governo cinese di difendere e proteggere la torcia olimpica. A far discutere non è la loro efficienza, quanto provenienza, modi e legittimità della loro azione.
Tutto inizia nelle strade londinesi dopo il tratto della staffetta che vede la torcia nelle mani di Konnie Huq. L’affascinante presentatrice televisiva di origini bengalesi, sospettata di aver espresso dubbi sulla propria partecipazione, si ritrova letteralmente circondata dagli energumeni in blu. «Chi sono quei bruti – protesta dopo la corsa - non hanno fatto altro che darmi ordini, spingermi di qua e di là e tenermi alta la mano con la torcia...era come avere intorno dei robot, colpivano i dimostranti e s’azzuffavano con chiunque s’avvicinasse, persino con la polizia e le autorità olimpiche». Più indignato ancora dal comportamento di quei silenziosi “robocop” è Lord Sebastian Coe, l’ex mezzofondista, oggi a capo del Comitato olimpico britannico, allontanato a colpi di calci e spintoni dal percorso della torcia. «Per tre volte hanno tentato di spingermi via, non parlano una parola d’inglese e si comportano in maniera orribile, sono veri delinquenti».
Più che delinquenti sono poliziotti. Anzi il fior fiore degli agenti selezionati da quell’accademia della Polizia Armata del Popolo dove si formano anche le unità antisommossa mandate a reprimere la rivolta tibetana. I trenta “robocop” entrati in azione a Londra e Parigi, e i quaranta loro colleghi incaricati di proteggere la torcia durante le tappe cinesi, sono stati selezionati più di un anno fa, promossi al grado di tenenti e sottoposti a un tirocinio che li ha trasformati in autentici iron men. Temprati con maratone quotidiane e corsi di arti marziali, istruiti sulle tecniche di contenimento delle folle ed educati a obbedire con devozione maniacale, i “soldati blu” si sono trasformati in irriverenti automi, indifferenti agli ordini dei poliziotti e delle autorità straniere.
Di fronte a tanta irruenza i Conservatori britannici hanno sollecitato chiarimenti al governo laburista: David Davis, ministro dell’Interno ombra, ha chiesto alla titolare dell’Interno, Jacqui Smith, chi abbia autorizzato la loro presenza in Gran Bretagna. Anche il capo della polizia di Canberra Michael Pelan ha messo le mani avanti. «Dopo quanto successo a Londra – ha precisato - mi guarderò bene dall’autorizzare quel tipo di scorta». L’unico in grado di comandare le 30 furie, selezionate anche in base alla fedeltà ideologica, è il maggiore Zhao Si, l’ufficiale incaricato di guidare l’«Unità per la protezione della sacra fiamma». «I miei uomini – spiegava un anno fa il maggiore - sono stati scelti in tutto il Paese, sono alti almeno 1,75 e hanno qualità fisiche di veri atleti». Oltre a correre e a picchiare chiunque sbarri loro il passo i trenta robocop devono anche badare alla tremolante fiammella. Tenere acceso il fuoco sacro restando svegli a turno mentre l’aereo con i bracieri olimpici viaggia da un capo all’altro del mondo è compito loro. Sempre a loro spettano spegnimento e riaccensione della torcia in caso d’incidenti. Proprio come a Parigi.