E se Arlecchino facesse una pièce su Maometto?

Corre voce che Arlecchino vorrebbe allestire a Venezia uno show intitolato Maometto Game. L’idea gli è venuta quando ha appreso che il Messiah Game – lo spettacolino con cui il suo collega Felix Ruckert vorrebbe lanciare alla Biennale-danza l’idea di un Gesù masochista che durante tutte le fasi della Passione se la gode un mondo, trovando anzi le frustate troppo leggere, la corona di spine troppo larga e i chiodi troppo sottili – dopo la giusta protesta del patriarca di Venezia, rischia di saltare. Vorrebbe ma non osa perché Colombina, quando lui le ha esposto il soggetto, gli ha detto che non ha nessuna voglia di assistere ai suoi funerali.
La sua idea è comunque di un’ammirevole semplicità. Si tratterebbe di mettere in scena quell’impresa squisitamente sadica che fu la leggendaria sfuriata con cui Maometto, dopo la battaglia di Badr, prima sua grande vittoria sui rivali della Mecca, provvide ad ammazzare una seconda volta i nemici sconfitti rovesciando sui loro cadaveri una valanga d’ingiurie e minacce.
Arlecchino asserisce fra l’altro che l’episodio figura in tutte le antiche biografie ufficiali del Profeta, compresa quella redatta da Ibn Ishak, che fu il primo dei suoi biografi. Il quale racconta che egli, prima di pronunciare quel discorso, ordinò di gettare tutti quei cadaveri in una cisterna. Perché questa precauzione? Maometto temeva forse che quei defunti durante il suo sermoncino sarebbero tornati a contraddirlo? Arlecchino non pretende di saper rispondere a questo capzioso quesito. È però in grado di citare il passo in cui Ibn Ishak riferisce l’incantevole episodio: «Dopo la battaglia, Maometto fece gettare in una cisterna i nemici uccisi. Quindi vi si pose dinanzi e gridò: “O voi, uomini della cisterna! Si è compiuta la promessa del vostro Signore? Io ho trovato vera la promessa del mio!” I suoi compagni allora dissero: “Oh, inviato di Dio, ma sono cadaveri!” Maometto, rispose: “Essi sanno lo stesso che la promessa del Signore si è compiuta”».
Questi gli elementi storici sui quali Arlecchino vorrebbe costruire una fantasia coreutica complementare e opposta allo show anticristiano del suo collega teutonico. La quale riuscirebbe in ogni caso molto poco fantasiosa, visto che l’episodio di Badr basta a dimostrare da solo che il sadismo di Maometto, diversamente dal masochismo attribuito a Gesù, è un dato storicamente accertato. Ma Colombina ha ragione: se Arlecchino riuscisse a realizzare il suo show verrebbe sgozzato all’istante da qualche tagliagole musulmano. E il suo caso, negli epicedi dei funzionari del pensiero unico euro-islamico, verrebbe giustamente biasimato come un esempio di terrorismo teatrale.
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