E se la cura del tumore fosse nella cartilagine degli squali?

L’Organizzazione mondiale della Sanità ha stimato che fra 2005 e 2015 il cancro causerà la morte di circa 84 milioni di persone e che i decessi per questa patologia aumenteranno dell’80% entro il 2030. E se esistesse una soluzione in natura a questo male? Se la risposta arrivasse dagli squali? Cosa sarebbero disposte a fare le multinazionali farmaceutiche per impadronirsi di un simile segreto? A questi inquietanti interrogativi risponde l’ultimo romanzo siglato dalla coppia di autori savonesi Andrea Novelli e Giampaolo Zarini che con Il paziente zero (Marsilio) si candidano al podio per il miglior thriller dell’estate. I due scrittori riescono infatti a giocare alla perfezione fra ipotesi scientifiche e avventure mozzafiato in una storia che avrebbero tranquillamente potuto imbastire maestri del genere come Douglas Preston&Lincoln Child, Jean-Christophe Grangé o Michael Crichton.
Protagonista delle vicende è il trafficante di diamanti Christophe Douvier al quale viene diagnosticato un tumore allo stadio terminale. Douvier respinge ogni tipo di terapia e decide per assicurare un vitalizio all’amata sorella di fare il colpo della vita: rubare alla compagnia De Weld per la quale lavora l’ultimo carico di diamanti che è incaricato di trasportare. E proprio quando sembra essere giunto il momento per lui di regalarsi un’ultima nuotata fra le onde a Durban, Christophe Douvier vedrà cambiato per sempre il suo destino. Sopravvive all’attacco e al morso di uno squalo bianco e il suo tumore comincia a regredire in maniera progressiva. Scoprirà di essere diventato il protagonista di una sensazionale scoperta scientifica, e di essersi trasformato nel «paziente zero» che da anni le ditte farmaceutiche stanno cercando per debellare definitivamente il tumore... Ovviamente da quel momento Douvier dovrà da una parte sopravvivere alla comunità scientifica che lo vorrebbe usare come cavia per gli esperimenti e dall’altra dovrà difendersi dai suoi ex soci malavitosi che lo vogliono morto.
Scienza e avventura si mescolano alla perfezione, in una storia che farebbe la gioia di studiosi di squali come Folco Quilici e di ricercatori scientifici come Umberto Veronesi. Del resto, già negli ’50 si pensò che le strutture cartilaginee degli squali potessero costituire una panacea nei confronti dei dolori da artrosi e da malattie infiammatorie...