E se l’europeo valesse meno di un’olimpiade?

L a scarsa cultura sportiva italiana, talvolta arricchita da giornalisti che non riescono a vedere al di là del calcio, è pane anche per i nostri dirigenti del pallone. Dici campionato del mondo e vedi occhi a dollaro. Dici campionato europeo e intuisci qualche fastidio: volete mettere quanto conta di più la Champions league? È seccante ritrovarsi con giocatori prosciugati per metà stagione. Dici Olimpiadi e cominciano a grugnire. Il calcio ai Giochi? Solo un fastidio per chi deve preparare la stagione. Nonostante il bronzo conquistato ad Atene. Nella classifica dei dirigenti, l’Olimpiade è un avvenimento di serie B. E poco vale ricordare che i Giochi sono l’evento sportivo più visto nel mondo, dunque con la più vasta audience e area d’interesse. Nessuno accetterà l’idea che un oro olimpico valga più di un podio all’europeo. Nessuno potrà ammettere che, abbracciando area più vasta rispetto ai tornei continentali, quello olimpico stia dietro solo ai mondiali.
Nei giorni scorsi Petrucci, il presidente del Coni, si è lamentato per la scarsa attenzione riversata sulla nostra nazionale olimpica, per le difficoltà poste dalle società ad accettare le convocazioni dei giocatori, soprattutto se si tratta di stelle, per la poca autorità della federazione nel difendere anche questa squadra. Vero, ma questo è il difetto del nostro calcio, incapace di staccarsi dalle beghe di cortile, dagli affari di bottega e dalla sua sottocultura sportiva. Peccato, perché le Olimpiadi sono il sogno di ogni atleta ed anche i grandi giocatori vogliono odorarne l’ebbrezza. Hanno provato in tanti, pure fra gli italiani. L’Argentina ha vinto il primo oro ad Atene portandosi Tevez e Mascherano, Ayala e D’Alessandro, Burdisso e Kily Gonzalez. E stavolta ci andrà Lionel Messi. Il Brasile, che non ha mai vinto, insegue il sogno da anni e non si nega le stelle: voleva Kakà, che il Milan ha negato, ora proverà con Robinho. E in panchina ci sarà Carlos Dunga, il ct della nazionale.
Insomma le federazioni sudamericane fanno sul serio. Da noi stiamo a discutere: Inzaghi sì, Inzaghi no? Ma poi il Milan mette il veto. Qualche altro? Se non disturba nessuno. Qualche giocatore degli europei potrebbe fare lo straordinario? Non se ne parla. Donadoni e Casiraghi, ct olimpico, non hanno prospettato neppure un accordo sulla scelta. Il Coni sogna grandi nomi per valorizzare la squadra, la federcalcio trema all’idea di andare in collisione con le società. E nel nostro calcio gli unici giochi che contano sono quelli di potere.