E SE LASCIASSIMO LA SAPIENZA ALLA SUA IGNORANZA?

Stavolta a Gianfranco Fini è andata meglio che nel novembre 2004, quando non lo lasciarono proprio parlare. Questa volta si è beccato fischi e insulti, però alla fine la sua lectio magistralis all’università di Roma La Sapienza è riuscito a tenerla. Ma proprio qui sta il punto: ne vale la pena? Ha ancora senso provare a portare un confronto di idee in un luogo che a tale confronto dovrebbe essere deputato per definizione ma dove, per limitarci solo all’ultimo anno, è stato impedito l’accesso al Papa e a uno dei suoi vescovi ausiliari, sono stati contestati violentemente l’allora ministro Fabio Mussi e l’allora sindaco Walter Veltroni, è stato sequestrato e minacciato il preside di Lettere reo di aver autorizzato un convegno sulle foibe, è stato annullato lo stesso convegno a causa dei disordini provocati dagli studenti?

Lamenta Fini: «Sui giornali si parlerà solo della contestazione e non dei contenuti del mio intervento». Ma il problema è che i primi a ritenere ininfluente quello che il presidente della Camera aveva da dire, bollando come «provocazione» la sua mera presenza fisica, sono stati proprio gli studenti. Dice: «Ma sono poche decine, un’esigua minoranza». «Trecento piccoli criminali dei quali dobbiamo liberarci», dettaglia il sindaco Alemanno. Ma non pare che le altre migliaia di frequentanti la più grande università d’Europa siano così ansiosi di metterli a tacere. Anzi, ogni qualvolta è scoppiata la bagarre, una bella fetta della «maggioranza silenziosa» si è affrettata a sfilare in corteo fianco a fianco con i facinorosi. Del resto, come pretendere atteggiamenti molto diversi dai discepoli, se poi i primi a prendere posizione contro il dialogo sono i docenti? Già, perché a levare gli scudi contro l’ipotesi di una lectio magistralis di Ratzinger (eminentissimo studioso, oltre che pontefice massimo della Chiesa cattolica) furono inizialmente 67 professori, che non esitarono a mettere la loro firma su una lettera di protesta. Come stupirsi se poi i ragazzi salgono sulle barricate?

E allora torna il quesito: e se lasciassimo La Sapienza alla sua beata ignoranza? Se la finissimo di cercare di introdurre dentro quelle mura un pensiero che può accedervi, quando ci riesce, solo con la scorta della polizia? In giro per l’Italia ci sono tante università dove le parole non fanno paura e vengono eventualmente combattute con altre parole, non con calci e pugni. Alla Sapienza, invece, pare che preferiscano confrontarsi soltanto con chi la pensa come loro. E che il massimo dell’apertura ad apporti esterni sia l’invito all’ex brigatista Valerio Morucci, contro il quale, infatti, l’unica voce che si è levata è stata quella del rettore. Contenti loro...