E se Montezuma fosse l’erede naturale di Giulio Cesare?

Sono così tanti i punti oscuri della Storia che è facile creare racconti che diventino un altro best seller

Visto il successo del «codice da Vinci», perché non divertirsi a riscrivere la vicenda di qualche illustre personaggio storico? Magari ne può saltare fuori un best seller con relativo film di cassetta. Proviamo? «A pensarci bene, quali prove abbiamo che Giulio Cesare sia effettivamente stato assassinato in senato alle idi di marzo del 44? Come mai un uomo avveduto, astuto e potente come lui, pur messo sull'avviso dalla moglie, è caduto in un'imboscata, neppure tanto raffinata?
È più logico pensare che si sia sottratto all'agguato ed abbia sacrificato un sosia, che cadde quel giorno sotto il pugnale dei congiurati, mentre il vero Cesare galoppava verso i confini dell'impero, insieme con la moglie ed un gruppo di fedelissimi.
I congiurati si accorsero certamente dell'errore, ma ebbero tutto l'interesse a tenerlo nascosto, anche perché con un Cesare fuggiasco, e ritenuto morto, il loro colpo di stato poteva considerarsi riuscito. Nella fuga l'imperatore portava il sigillo del sacro potere imperiale, (la gens Iulia era ritenuta di discendenza divina) e lo recò in salvo oltre le Alpi, dove gli usurpatori di Roma non lo potevano raggiungere.
I lontani vichinghi lo accolsero, riconoscendone la dignità regale, e lo imbarcarono su una delle loro veloci navi che già allora attraversavano l'Atlantico settentrionale.
Fu quindi in quella che noi oggi chiamiamo America che la sua stirpe regnò su popoli a noi sconosciuti, mentre in Europa le varie dinastie cercavano di legittimarsi accreditandosi falsamente le origini divine (uno tra tutti l'imperatore Augusto). Lo stesso Dante, nel sesto canto del Paradiso, celebra la sacralità del potere imperiale, senza poterne attribuire la dignità ad alcun personaggio storico a lui contemporaneo. È quindi possibile che lo stesso Sommo poeta fosse a conoscenza della mistificazione che si era perpetrata nel I secolo avanti Cristo.
Nel quindicesimo secolo i sovrani spagnoli, che da antichi documenti sospettavano l'esistenza di un legittimo potere imperiale in una terra ignota di là del mare, finanziarono l'impresa di Colombo. Non si capisce, altrimenti, come un oscuro marinaio italiano avrebbe potuto acquisire tanto potere da fare sovvenzionare la propria impresa.
Fu solo nel secolo successivo che fu scoperto l'immenso regno azteco, che recava come simbolo la stessa Aquila imperiale che contraddistingueva le legioni romane. Fu chiaro che Montezuma era l'erede di Cesare e questa scoperta scatenò una guerra che aveva come scopo quella di cancellare, come avvenne, un legittimo potere.
In tutte le epoche eminenti personaggi ebbero conoscenza della colossale falsità perpetrata da un potere che mentre rivendicava la legittimità imperiale né impediva l'esercizio ai veri discendenti del condottiero romano.
Molti ne lasciarono tracce nella loro opera: da Dante che nella sua opera evoca un misterioso sovrano che riporti in Italia le vestigia romane, a Wagner ed allo stesso Nietsche…».
E qui potete divertirvi a terminare la storia come meglio ritenete, raccontando ad esempio che il sigillo imperiale fosse nel bagaglio che Mussolini tentava di portare in Svizzera nell'aprile del 1945 (per questo fu ucciso) o che era custodito da Saddam Hussein a Bagdad (perché altrimenti si sarebbe fatta la guerra?). Ogni opzione è plausibile, ogni finale è valido, ogni bestialità ha diritto di cittadinanza in questo gioco di libera fantasia.
La storia è comunque talmente ricca di punti oscuri o controversi che qualsiasi mente fertile può permettersi di romanzare, costruendo ipotesi che, in quanto teoricamente verosimili, possono essere fatte passare per vere, senza nemmeno preoccuparsi tanto dei riscontri oggettivi, della coerenza dei fatti, di coordinare date e luoghi.
Se poi si riesce a ricostruire anche qualche falso documento, ad ottenere qualche spazio televisivo, e soprattutto ad adombrare un'ipotesi che faccia vacillare l'insegnamento della Chiesa, ecco servito il successo editoriale.
Certo ci vuole impegno e molto tempo a disposizione, ma è chiaro che se il sottoscritto, da solo, con i propri scarsi mezzi culturali e senza effettuare ricerche particolari, in una sola serata ha inventato un canovaccio un po' intrigante, chiunque può costruirsi il proprio Codice da Vinci, o Dante se preferite.
Ma non fatevi illusioni, sulla sorte di Giulio Cesare i diritti d'autore li voglio io.